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Editoriali

#GIORNALISTIALLORDINE

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#GIORNALISTIALLORDINE

A volte ritornano sul già ridetto, spendendo parole parole parole per vendere una novità che novità non è, essendo del 2003 il dibattito sul tema dell’area contrattuale autonoma.

Beninteso, è legittimo accreditarsi e spendersi in iniziative collettive, ma per completezza d’informazione e restituire corretti punti di riferimento, è da dire che le prerogative per individuare e ridefinire nuovi comparti e nuove aree di contrattazione del pubblico impiego sono (erano) dell’Aran e delle Organizzazioni Sindacali per il tramite di un accordo Quadro Nazionale, con la prospettiva che possa (potessero) davvero incidere sull’assetto del sistema contrattuale pubblico.

Clamorosamente fallita sia la prospettiva che l’incidenza.

I comparti di contrattazione sono neanche tanto recentemente passati da 11 a 4, in linea con la norma di legge che pone un tetto massimo di quattro al numero dei comparti (art. 40, comma 2 del Decreto Legislativo n. 165 del 2001).

Sono passati 18 anni dal DL 165/2001, ed è chiaro per quasi tutti che il Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 art. 54 comma 2 non lascia alcuna possibilità di esito dell’ottenimento dell’area contrattuale autonoma per la professione infermieristica, che ha comunque uno strumento formidabile per affrontare le sue questioni e i suoi dilemmi: il contratto collettivo nazionale di lavoro parte economica e parte normativa.

Per chi scrive, è ben evidente che non sarebbe comunque un’area contrattuale oggi anacronistica e amorfa (e tutta in ipotesi) a spuntarla su un buon testo e davvero collettivo del CCNL Comparto Sanità, dove sul destino della centralità dell’organizzazione del lavoro e dei professionisti che reggono il sistema, resta “non disapplicata” l’incapacità di incidere davvero delle organizzazioni sindacali firmatarie e ancora di meno di chi è rimasto sull’Aventino.

La mancanza di traino della professione centrale nel comparto sanità come lo è la professione principale del comparto della dirigenza è del tutto palese, e a ruota i limiti delle piattaforme sindacali di categoria ne sono la conferma e la conseguenza.

Rispetto a questa evidenza, la contromossa di riagitare le acque già torbide con la prospettiva di un’area contrattuale autonoma è esattamente come un’oasi nel deserto: un miraggio.

Nemmeno la professione medica ha più una area contrattuale ad essa esclusivamente dedicata.

Ci sarà un perché…