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FSI USAE SULLA RIFORMA FORNERO: NOI CI SIAMO

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FSI-USAE:  RIFORMARE LA FORNERO E RIPORTARE IL REQUISITO PENSIONE A QUOTA 100?  CONDIVIDIAMO AL CENTO PER CENTO.

Si parla molto di una riforma della legge Fornero con l’introduzione del requisito a parametro 100; anche se con due diverse soglie minime di accesso al parametro, o i 64 anni per l’eta (a cui dovrebbero sommarsi quindi i 36 anni di contributi) oppure i 41 anni di contributi versati con la corrispondente età anagrafica per raggiungere quota 100 per l’appunto. Se ne è parlato anche a Venezia in casa  FSI-USAE.

“Condividiamo un provvedimento del genere al cento per cento”,  dice Adamo Bonazzi, il Segretario Generale della FSI-USAE a margine dell’incontro con i quadri del sindacato del Veneto che dice anche continuando “è  prima di tutto una  questione di giustizia sociale. La legge Fornero è,  infatti, solo l’ultimo dei provvedimenti che in nome dell’austerità e del risparmio ha tradito il patto sociale con almeno due generazioni di lavoratori. Persone che per una vita hanno versato i contributi. 

E questo vale in particolare proprio per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni che hanno continuato a versare contributi maggiorati in virtù di una possibilità di uscita anticipata che non c’è più dal 1995.  Un tradimento che però si è ripercosso anche e soprattutto sul lato occupazionale e che ha dato uno schiaffo ai giovani che hanno visto così ritardare di un  corrispondente periodo di tempo il loro ingresso nel mondo del lavoro, mentre nel Pubblico Impiego, viceversa, serve un ricambio generazionale che non è più rinviabile, soprattutto nella sanità, dove è impensabile  avere in corsia, di notte, una generazione di ultrasessantenni che trattano pazienti da più di quarant’anni”.

E a quanti dicono che non ci sono i soldi per farlo il Segretario Generale FSI-USAE dice: “In Italia con i soldi che sono stati risparmiati sulla pelle dei lavoratori pubblici e sulle pensioni i Governi che si sono sin qui susseguiti hanno finanziato di tutto, compreso l’Alitalia, una compagnia che ha perso miliardi di euro ogni anno ma che ha liquidato a suon di milioni di euro i manager che hanno prodotto il disastro. Si cominci a porre un limite ed a scrivere che le aziende dove i manager sono pagati oltre venti volte lo stipendio dei loro operai non possono accedere a contributi statali. I mezzi necessari ci saranno immediatamente”.