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Friuli Venezia Giulia

FRIULI: NON SOLO CHIUSURE. COMINCIA A PRENDERE FORMA IL NUOVO ASSETTO DEL SISTEMA SANITARIO REGIONALE

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L’avvento dei Centri di assistenza primaria (Cap) è uno dei passaggi fondamentali della riforma sanitaria avviata in Friuli Venezia Giulia nel 2015, con la quale è stato ridisegnato, non senza sollevare forti perplessità da parte dei territori interessati, i confini geografici delle vecchie aziende sanitarie, ora divenute Aziende per l’assistenza sanitaria.
In buona sostanza e volendo semplificare il più possibile, il Cap è uno dei punti cardine dell’azione avviata per spostare dagli ospedali al territorio tutta una serie di cure, in particolare per quanto concerne le cronicità, facendo in modo di avvicinare l’assistenza al paziente. L’obiettivo dichiarato è fornire ai cittadini, anche al di fuori dell’ospedale, un punto di riferimento costante nell’arco della giornata, con una sede e un numero di telefono unici cui rivolgersi, e un raccordo costante fra medici di famiglia, infermieri, medici di guardia medica, specialisti e servizi sociali.
Al loro interno devono essere presenti, secondo quanto prevede la legge regionale, almeno 6 medici di medicina generale. Questi ultimi, se hanno l’ambulatorio ubicato nel Comune dove è presente il Cap, restano o si spostano nella sede dello stesso, mentre gli altri medici mantengono i loro ambulatori attivi nei diversi Comuni, ma garantiscono la loro presenza nel Cap almeno un giorno alla settimana.
Nell’arco di pochi mesi ne hanno aperti parecchi, nove per la precisione, l’ultimo dei quali a Buja, mercoledì 14, nella vecchia sede del distretto sanitario, con una cerimonia alla quale erano presenti la presidente della Regione Debora Serracchiani, l’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca e il direttore generale dell’Azienda per l’assistenza sanitaria n.3 “Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli” Pier Paolo Benetollo.

Risultano al momento già attivati i Cap di Muggia, Cordenons, San Vito al Tagliamento, Grado, Tarvisio, Ovaro, Manzano, Mortegliano e Buja, mentre sono in corso di attivazione altri tre centri a Trieste, uno a Cormons e uno a Cividale. Non siamo riusciti a sapere con precisione quanti ne dovrebbero aprire in totale, ma dato che la legge regionale prevede che il bacino d’utenza varia tra i 20 e i 30mila residenti alla fine dovrebbero entrare in funzione almeno una quarantina di strutture.

http://www.ilfriuli.it/articolo/Salute_e_benessere/La_sanit%C3%A0_regionale_cambia_aspetto/12/161644