chiudi
FNOPI

FNOPI AGLI AVVELENATORI DEI POZZI

Immagine1
Siamo intervenuti anche ultimamente sul ruolo dei fake (utente di  newsgroup, forum o chat, che falsifica la propria identità, tenta di cammuffarsi, mente sulla propria condizione, che danneggia la reputazione di qualcuno o di ottenere qualche vantaggio), dei troll (utente di una comunità virtuale, solitamente anonimo, che intralcia il normale svolgimento di una discussione inviando messaggi provocatori, irritanti o fuori tema), dei flame (messaggio offensivo o provocatorio inviato da un utente di una comunità virtuale all’intera comunità). Il caso “Alessandra Ferrari” docet.
L’utilizzo sotto mentite spoglie del discredito, del dileggio, della provocazione a prescindere quale arma di rivalsa personale piuttosto che di politica professionale attraverso un confronto alla luce del sole, è quanto di più illogico la fase storica richieda e non si può che prenderne le distanze da chi le propone e da chi le consente e le autorizza.
Si possono, e si devono, mantenere punti di vista differenti senza tracimare nel pessimo gusto e nella bassa qualità delle interlocuzioni. (ndr)

Cari colleghi, esercitare una professione scientifica richiede la cultura del dubbio e dell’incertezza, perché solo attraverso la costante tendenza a sconfessare ciò che facciamo possiamo progredire.  È il principio che fa progredire la ricerca e l’innovazione ma che tuttavia deve seguire un preciso rigore metodologico.
Oggi invece viviamo in un mondo ricolmo di fake news, di manipolazione della realtà, di semplificazione dei pensieri, un mondo che cerca il conforto nel bianco e nero, che non si documenta, che non fa della lettura critica un’arma fondamentale.
Noi, che siamo professionisti della salute, dovremmo avere strumenti e metodi per non cadere in certe dinamiche e per risalire invece alle fonti primarie ed analizzare i contenuti con obiettività.
Oggi tocca a me e alla FNOPI cadere nel “tranello” di un certo tipo di realtà distorta, in alcuni contesti nata spontanea in altri creata ad arte. La mia immensa stima e fiducia per la nostra professione mi porta a non controbattere certe tendenze tipiche dei social e dei mal di pancia indotti. Tuttavia credo sia necessaria una precisazione perché fin quando viene  discusso e vivacemente animato un pensiero complesso non c’è niente di male, anzi, ma quando si comincia ad attribuire frasi mai dette allora è una questione di rispetto e salvaguardia non solo personale ma di tutta la professione che rappresento.
È assurdo e illogico pensare che la FNOPI non difenda la dirigenza infermieristica ma se c’è bisogno di chiarimenti allora chiarimenti siano, siamo sempre disponibili, io e il comitato centrale tutto, a metterci in discussione tra colleghi.
Mi riferisco ovviamente al mio breve spunto riflessivo che trovate integralmente qui (https://www.youtube.com/watch?v=Kk2q66fT2Ys&feature=youtu.be) e che ho già riassunto in testo scritto (http://www.fnopi.it/attualita/x-conferenza-sulle-politiche-della-professione-infermieristica-i-video-le-slide-e-la-sintesi-degli-interventi-id2411.htm) ma che, a quanto pare e con dispiacere, devo semplificare punto per punto.
1) Non ho mai detto che un medico possa sostituire un infermiere alla direzione di un Servizio delle Professioni Sanitarie. Avete una fonte primaria, il video integrale, su cui potete verificare. Abbiamo una legge, la 251 del 2000, che parla chiaro in questo senso. Dovevo forse esplicitarlo con più forza? Può darsi. Permettetemi però di dire che se ogni volta che facciamo un ragionamento complesso di sviluppo e trasformazione dobbiamo ripartire dalle norme degli ultimi 20 anni, invece di darle per assodate e scontate, il ragionamento divergente semplicemente non potremo mai farlo.
2) Ho invece detto che nel quasi 100% dei casi sono infermieri a dirigere servizi delle professioni sanitarie (comprendenti non solo infermieri) e che questa è una dirigenza ad oggi contendibile – non dai medici ma da altri professionisti sanitari –  e che dobbiamo continuare, come abbiamo sempre fatto, a guadagnarci non in virtù di una rappresentanza quantitativa (numerica) ma qualitativa.
3) Sulla contendibilità non ho parlato di servizi infermieristici e delle professioni sanitarie ma di posizioni, che oggi comunque già occupiamo, come direzione di distretto, direzione socio sanitaria, direzione generale etc etc.  Ebbene queste posizioni sì che sono contendibili da tutti i professionisti medici e non medici con un certo tipo di percorso e il mio monito è che solo giocando in perimetri occupabili da tutti, rischiando di perdere o di vincere, faremo evolvere la professione.
Cari colleghi, secondo voi fa evolvere anche socialmente la professione di più un dirigente infermiere che dirige altri infermieri o un dirigente infermiere che dirige tutti? Ecco che dobbiamo quindi puntare a ruoli e posizioni più ampie oltre che alle nostre già consolidate che sicuramente debbono continuare ad esistere e svilupparsi, sia per norma sia per opportunità, ci mancherebbe altro!
4) Certamente il mio auspicio è che queste posizioni siano sempre di più e che non siano solo in ambito manageriale ma anche clinico (e anche qui avete il mio discorso come fonte primaria) e che si possano superare norme come la 502/92, che ci impediscono di accedere alla direzione sanitaria che è invece medica esattamente come la 251/2000 impedisce al medico di accedere alla nostra direzione professionale. Ma ecco, e qui sta il senso della provocazione del Prof. Del Vecchio, le norme possono cambiare, possono aprire nuovi percorsi e nuove possibilità alcune a nostro vantaggio, altre a nostro svantaggio, ma proprio con questa consapevolezza dobbiamo farci trovare preparati e pronti a giocare la partita come i migliori professionisti della sanità, non solo come i migliori infermieri.
Siamo pronti a giocare questa partita?
Questa è la domanda su cui spero possa alimentarsi quel dibattito bello e sano che serve a tutti noi oggi in particolar modo.
Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI