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FIALS: NON SARA’ UN’AV VENTURI

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Egr. Direttore,
abbiamo letto con attenzione le diverse reazioni e dichiarazioni riportate su testate online in merito all’intervento, al Consiglio Nazionale della mia Organizzazione sindacale tenutosi a Riccione, del Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanita’ Sergio Venturi assessore alla Salute della Regione Emilia Romagna.


Con assoluta responsabilità, tengo a sottolineare che non c’era alcuna polemica o attacco a questa o quella categoria professionale nelle parole di Sergio Venturi.

Semplicemente una sottolineatura – anche se con toni alti – da medico sul presente della professione medica perché non resti tale e non perda le sue caratteristiche di diagnosi, cura, clinica e specializzazione neo confronti dei cittadini che hanno bisogno, da assessore, rappresentante delle Regioni, alle professioni sanitarie perché la loro voglia di “crescere” la mettano in atto con azioni concrete e sappiano gestire, anche con l’aiuto delle Regioni, lo sviluppo assistenziale delle loro singole peculiarità e competenze proprie.
Gli interventi e le reazioni, del tutto eccessive: basterebbe ascoltare con attenzione ciò che Venturi ha detto e coglierne il senso e le ragioni – che ne sono seguiti sono frutto di due diverse situazioni.
La prima è un fraintendimento totale in alcuni casi dovuto ad “annunci” e “libere interpretazioni” – spesso strumentali – di cose mai dette dall’assessore e a lui attribuite più che altro per seminare zizzania tra professioni che si occupano di un unico obiettivo: la salute dei cittadini. E lo fanno ormai da anni in piena sintonia e ricercando la massima sinergia.
L’altra, frutto di una strumentalizzazione politica del suo intervento, che nulla ha a che fare né con gli interessi dei cittadini né con quelli dei medici e delle altre professioni sanitarie. Anzi, chi lo ha ascoltato, oltre 400 Consiglieri Nazionali FIALS presenti all’evento di Riccione e migliaia di visualizzazioni sui social non potrebbe che apprezzare il suo messaggio politico relativo al metodo da utilizzare e alla chiarezza e alla trasparenza dei termini e delle posizioni manifestate.
L’Assessore Venturi, infatti, ha chiesto che la politica faccia un passo indietro anche sulla base degli errori finora fatti e affidi al rapporto e alla dialettica tra professioni sanitarie, medici compresi, le modalità e i contenuti per cui aggiornare ed evolvere il rapporto interprofessionale tra chi e cosa è meglio che ciascuna professione svolga in una determinata competenza.
Questo sulla base dell’evoluzione scientifica e tecnologica, ma anche dell’evoluzione formativa e ordinamentale-professionale, fattori che in sanità hanno una continua dinamica di crescita.
Infine, ma non ultimo, la restituzione di tempo alla professione medica per lasciare da parte compiti impropri e dedicarsi appieno alla sua precipua e centrale attività clinica, motore della stessa organizzazione del lavoro sanitario.
È soprattutto questa, infatti, la causa della redistribuzione delle competenze in sanità e i primi due fattori sono gli strumenti per la sua realizzazione.
È l’obiettivo principale di questa straordinaria evoluzione, peraltro già realizzata positivamente in altri Stati e sistemi sanitari europei ed extraeuropei, che Venturi ha ripreso nel suo intervento, e che nelle condizioni in cui siamo, sta rischiando di lasciare indietro il nostro Paese.
Il senso del discorso di Venturi è che va restituita al medico la sua piena disponibilità di tempo per l’attività prettamente clinica, per la quale si è formato e specializzato, affidando ad altre professioni sanitarie laureate l’espletamento di compiti e funzioni che per la loro formazione di base o specialistica che sia (e che va implementata), sulla base di contenuti teorici e pratici concordati tra la professione medica e l’altra professione sanitaria coinvolta.
Sono funzioni e compiti che esulano dalla stretta competenza medica di diagnosi e cura che getterebbero le basi per un risultato analogo a quello della legge 42/99, che pur essendo disegnata sulle professioni, ha permesso ai medici di liberarsi di funzioni se non improprie, che certamente potevano e possono comunque essere svolte da altre professioni sanitarie laureate, lasciando a lui il compito di fare il medico e alle professioni quello di assistere le persone.