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DRAGO, USB CAGLIARI, ALL’EX GOVERNATORE SUL CASO AIAS

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Lettera aperta all’ex deputato ex presidente della RAS Mauro Pili.

Gentilissimo,
Non me ne voglia se inizio con una premessa: lei mi viene personalmente simpatico anche se non riesco a spiegarmi il motivo: una simpatia istintiva che si riserva a quei compagni di classe che, poverini, vengono relegati , chissà perché, all’ultimo banco. Una simpatia che nasce da un istintivo senso di solidarietà verso coloro che hanno qualche difficoltà a comprendere, e che malgrado questo handicap, si sforzano di “apparire” e per farlo, a volte, molte volte, ricorrono a sproloqui.

Non voglio dire che questo sia il suo caso, anche se in qualche occasione la mia sensazione è stata corroborata da alcuni suoi strafalcioni: celeberrimo ilsuo discorso di insediamento quale presidente della RAS .

Ma il motivo per il quale le scrivo non è, non solo perlomeno, per dimostrarle la mia umana simpatia ma per rispondere alle sue affermazioni riguardo la faccenda AIAS.

Comprendo il suo fervore nel voler difendere gli interessi dei pazienti, del personale, e dei dirigenti dell’azienda stessa, ho letto le sue diverse prese di posizione e, avendo seguito la vicenda da dirigente sindacale di USB penso proprio che lei si sia informato proprio male o che abbia qualche difficoltà a comprendere la complessità della situazione.

Provo, dunque, a spiegare brevemente: L’AIAS è quel colosso della sanità privata (privata all’italiana, si intende, visto che i costi li paga il Pubblico Regione, e Comuni), che detiene un simil monopolio nel settore della riabilitazione.

Essa asserisce di vantare crediti da ATS, ma anche dalle defunte USL e poi ASL da tempo immemore, diciamo anche dal periodo in cui lei e un altro suo collega che adesso minaccia sfracelli e scioperi della fame eravate presidenti della RAS, e, quindi viene spontaneo chiedersi perché anche voi avete lasciato che questi debiti si accumulassero, l’attuale Giunta regionale, dice, invece, che paga regolarmente le fatture e che quei crediti sono tutti da verificare.

Essa sarebbe stata disposta ad onorare un debito derivante da una sentenza emessa da un tribunale se la controparte (AIAS) avesse portato come garanzia di una eventuale e non improbabile sentenza opposta, una fidejussione (una garanzia, insomma) garanzia non pervenuta poiché l’azienda sembra non abbia trovato un fideiussore “credibile”, non le da questo fatto, da pensare?

Non trovare un fidejussore serio non significa essere poco “credibili”?

Ma andiamo avanti, lei parla di 1300 dipendenti: ora in lingua italiana, dipendente è colui che prestando la propria opera, percepisce il salario/stipendio si chiama perciò lavoro salariato ed invece, a sentire i dipendenti sembra che essi prestano sì la propria opera ma gli stipendi siano in arretrato per una decina di mensilità.

Una enormità! Un mucchio di soldi, e converrà che questo mucchio di soldi significano sacrifici per le famiglie, mutui non onorati, ecc. rinunce a tutto questo a fronte dei sacrifici che si devono affrontare dovendo svolgere un lavoro tanto delicato e faticoso.

In una società quale quella in cui viviamo esiste qualcosa che si dovrebbe chiamare “rischio di impresa” e che questo rischio dovrebbe essere a totale carico dell’azienda e non scaricato sui lavoratori così come viene fatto da sempre presso questa azienda.

Lei paventa che coop “rosse” possano prendere il posto dell’AIAS, e le dico, con tutta sincerità che il mio desiderio non è proprio questo, sono convinto che la sanità essendo un servizio essenziale e primario dovrebbe essere gestito solo dal pubblico, ma questo è un mio desiderio, ma stando le cose, come stanno, penso che chiunque, e dico chiunque, sarebbe in grado di gestire questo delicato servizio meglio di come esso è gestito: con più rispetto verso i lavoratori, e con maggiore cura per i pazienti.

Lei minaccia ricorsi alla corte dei conti, alle varie autority ecc.. li faccia, è nel suo diritto e sicuramente andranno ad ingrossare quelli che sicuramente farà l’Azienda, ma risparmi, per favore, risparmi toni di allarme che hanno sapore di terrorismo psicologico.

Da parte mia, non posso che augurarmi che la Giunta riesca a fare tutti gli atti a prova di ricorsi, perché i lavoratori ed i pazienti possano avere le dovute garanzie.

In ultimo due parole, solo due, vorrei spenderle a proposito di quei rappresentati dei lavoratori che anch’essi dimostrano essere spaventati da questo che sembra essere l’epilogo di questa triste vicenda.

Li ho visti abbastanza distratti quando un centinaio di loro colleghi sono stati licenziati.

Hanno preferito guardare dall’altra parte quando loro colleghi sindacalisti hanno perso il posto di lavoro per aver osato criticare l’operato dell’Azienda.

Adesso, giustamente, hanno paura per i posti di lavoro, una paura condivisibile e alla quale prestare la massima attenzione, ma una paura che non può essere fugata prendendo parte a qualcosa che più che a uno sciopero ha le parvenze di una “serrata”.

Non mi piacciono gli equivoci ed allora dico che chi in passato ha sposato il punto di vista di questa azienda non ha fatto certamente gli interessi dei lavoratori.

Per concludere, le ricordo che la sanità è una cosa complessa ed estremamente seria, e che non deve essere intrecciata da clientele, amicizie e relazioni varie con intrallazzi connessi che possono fare le fortune elettorali di qualche famiglia e amici di famiglia, rimane, comunque, un argomento serio.

Non lo affronti così come lei lo affronta, anzi: un consiglio: non lo affronti per niente.

Con la simpatia della quale parlavo all’inizio;

cordiali saluti.

Salvatore Drago