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sanità privata

DOPPIO LAVORO INFERMIERISTICO A TREVISO: IGNORANTIA IURIS NEMINEM EXCUSAT

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IGNORANTIA IURIS NEMINEM EXCUSAT. Non è consentito sottrarsi al rispetto della legge adducendo la mancata conoscenza della stessa. (NDR)

«Non abbiamo rubato nulla, nemmeno un centesimo: e abbiamo pagato le tasse fino all’ultimo, tutte». Primo sfogo.

«E lavoriamo lì al San Camillo da 20 anni e più, senza aver mai avuto un richiamo o una contestazione. E finiamo sui giornali come se fossimo delinquenti?». Secondo sfogo.

«No, non ci stiamo, faremo di tutto per riprenderci il nostro posto di lavoro, questa non è giustizia». Terzo e ultimo sfogo.

Parole, molto dure e nette, di uno degli infermieri licenziati la scorsa settimana dalla casa di cura San Camillo, per doppio lavoro, avendo svolto prestazioni extra per altre strutture sociosanitarie della zona.

Una condotta che la direzione del San Camillo ha ritenuto incompatibile con il contratto di lavoro Aris che vige per il personale dalla case di cura private gestito da ordini religiosi.

E che ha indotto suor Lancy Ezhupara, direttrice della struttura di viale Vittorio Veneto ad adottare il provvedimento del licenziamento in tronco per i tre infermieri, tutti di origine stranieri, durante contestata dai lavoratori. Un atto che non è rimasto isolato: altri tre infermieri, italiani, sono stati sospesi per aver coperto un’altra infermiera con il doppio lavoro, timbrando al suo posto. E la donna si è dimessa temendo potesse essere oggetto del quarto licenziamento.

«Andremo fino in fondo, faremo valere le mostre ragioni davanti al giudice, non vorremo che tutto fosse stato fatto per far entrare qualcuno al posto nostro», conclude l’infermiere, che con i colleghi in questi giorni sta consultando sindacati e legali «nel pubblico non succede questo, se c’è una contestazione l’azienda la fa, e a questa il lavoratore può opporre una sua difesa, qui siamo di fronte a un potere unilaterale. E c’è la beffa, perché avevamo mostrato buona volontà all’azienda».

Dicono infatti che i tre lavoratori, di fronte alla contestazione dell’azienda, avessero che chiuso le loro posizioni di lavoro extra nelle altre strutture (si parla di 25-30 ore al mese), e che dunque si ritrovino adesso disoccupati.

Ma l’infermiere, che non si dà pace per quel che è capitato a lui e gli altri colleghi, tutti stimati al San Camillo e ritenuti sino a ieri autentici pilastri della struttura convenzionata, non entra nel merito: «Noi abbiamo mostrato tutte le buone intenzioni all’azienda, e la nostra buona

volontà, ci è stato detto che quello che facevamo non violava le regole. E tutto è stato dichiarato al fisco, abbiamo pagato le tasse, era tutto chiaro e trasparente. Ci sentiamo vittime di un’ingiustizia». —

Andrea Passerini

http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2018/07/18/news/non-siamo-delinquenti-ci-vediamo-davanti-al-giudice-1.17073394