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Sentenze

IL DIRITTO DI INDIRE L’ASSEMBLEA SINDACALE È INDIVIDUALE O COLLETTIVO?

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In tema di condotte antisindacali, la Corte di Cassazione ha disposto la trasmissione della causa al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite per sanare il contrasto giurisprudenziale, intercorso negli ultimi anni, a proposito della legittimazione ad indire l’assemblea sindacale. (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 24443/16; depositata il 30 novembre)

Così si è espressa la Corte di Cassazione con l’ordinanza interlocutoria n. 24443/16 depositata il 30 novembre.

Il caso. Un’organizzazione sindacale, avanzando una richiesta di assemblea retribuita e vedendosela negata, conveniva in giudizio la società autrice del diniego, chiedendo che tale comportamento aziendale venisse dichiarato antisindacale.
In primo grado veniva però asserita la «scorrettezza della richiesta proveniente da una sola componente dell’Organismo sindacale dell’azienda», che non agiva in composizione unitaria. Tale decisione veniva poi ribaltata dal giudice d’appello, che intimava alla società la cessazione della condotta e la rimozione di ogni effetto normativo ed economico che ne derivasse, con particolare riferimento alle trattenute retributive operate ai danni dei lavoratori partecipanti.
Avverso la sentenza la società ricorreva per Cassazione.

“Fusione” e permanenza della soggettività. Secondo la ricorrente, che cita il dettato dell’art. 20 dello Statuto dei lavoratori, ogni RSU è dotata di una propria soggettività, ma nel momento in cui c’è l’inglobamento delle singole unità in un unico organismo, si usa il termine “fusione”. Proseguendo il ragionamento logico, la società deduce che la fusione comporti la perdita della soggettività degli organismi che vi partecipano, causando «la nascita di un organismo nuovo».
Per altro, sostiene la ricorrente, il diritto di indire assemblea è un diritto collettivo, non individuale, che «spetta e compete non al singolo, ma alla RSU».
E’ proprio questo il punto nodale della vicenda.

La non univocità degli orientamenti giurisprudenziali. La Corte di Cassazione, come di rito, elenca le precedenti pronunce – sono quattro in questo caso – che non hanno orientamento univoco.
Le sentenze n. 2855/02 e 2109/09 negano che il potere di indire l’assemblea possa essere esercitato dalla singola componente della RSU e dai dirigenti come persone singole; le altre due, invece, sembrano concordare sulla posizione opposta: una, infatti, richiama l’autonomia contrattuale collettiva, che consentirebbe di prevedere organismi e prerogative sindacali diverse rispetto a quelle delle RSU (sent. n. 1895/05), mentre l’altra pone il limite della effettiva rappresentatività del singolo componente della RSU, che deve essere stato eletto «nelle liste di un sindacato che, nell’azienda di riferimento, sia, di fatto dotato di rappresentatività» (sent. n. 15437/14).
Per questi motivi, la Corte perviene alla trasmissione della causa al Primo Presidente, affinché si decida sull’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

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