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avv. Giacomo Doglio

DEMANSIONAMENTO/DEQUALIFICAZIONE: SE FOSTE AVVOCATI… STUDIO LEGALE DOGLIO SMONTA LE TESINE AADI

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LE DEDUZIONI – Giacomo Doglio: Buongiorno, ho letto il contenuto del vostro post (sul cui contenuto, nella parte che mi riguarda, mi riservo ogni più opportuna iniziativa), per invitarvi a informarvi meglio prima di scrivere falsità. Presso il Foro di Cagliari, dal 2005 in poi, gli infermieri (oltre 300 infermieri, praticamente di tutti i presidi ospedalieri) hanno ottenuto importanti successi in esito all’accertamento giudiziale del comportamento demansionante/dequalificante delle diverse aziende sanitarie convenute in giudizio. Nessuna di queste cause collettive è stata patrocinata tramite Associazioni sindacali. In esito all’accertamento giudiziale, il Tribunale di Cagliari, oltre a risarcire il danno non patrimoniale in via equitativa (in misura diversa), ha sempre condannato le aziende alla reintegrazione esclusiva nelle attività infermieristiche, vietando l’assegnazione nelle mansioni del personale cd. di supporto (di categoria A e B); in talune circostanze, il datore di lavoro, previo accertamento delle violazioni delle disposizioni normative in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, è stato condannato a mettere in atto le misure omesse. Solo i lavoratori, quindi, e nessun sindacato “affamato di tessere”, in questi anni di lavoro assai complesso (vista l’assenza di precedenti specifici e la nota – per chi ha un minimo di cognizione della giurisprudenza della Suprema Corte – difficoltà di “raggiungere” la prova del danno non patrimoniale), hanno potuto valutare la mia competenza in materia di diritto sanitario. A giudicare dal numero, direi però che il mio impegno è stato in generale apprezzato. Aggiungo, infine, che nessun infermiere ha inteso iniziare un contenzioso per ottenere un risarcimento (che sino a questo momento, peraltro, il Tribunale ha sempre riconosciuto), ma allo scopo di difendere la professione e, con essa, la dignità e l’immagine. Prendo atto che per l’autore del post, la pretesa difesa della dignità e dell’immagine dell’infermiere imponga, paradossalmente, l’offesa della professionalità di altro lavoratore, nella specie il sottoscritto. La difesa della professione attraverso la denigrazione del lavoro altri!! Abbiamo sicuramente un concetto diverso di competenza, valore della professione e senso di giustizia. Giacomo Doglio, Studio Legale Giacomo Doglio

L’INCIPIT – Associazione Avvocatura di Diritto Infermieristico LombardiaPer gli infermieri che ancora non credono che il demansionamento è studiato a tavolino dall’Ipasvi (qui Ipasvi di Roma perpetua nella sua missione). Illuminatevi di queste belle parole scritte in questa lettera: il destinatario è stato oscurato apposta e coperto addirittura con crisantemi APPASSITI (la morte nasce appunto da chi ci dovrebbe tutelare e rappresentare degnamente ovvero l’Ipasvi). Sono sicura che molti di voi si arrabbieranno, avranno sensi si nausea…. ma molti presi dall’istinto del buon samaritano perenne o dalla solita vocazione diranno che l’infermiere è il responsabile dell’assistenza e quindi lo deve fare direttamente….e poi le solite parole. Buona riflessione. AADI combatte il demansionamento è sottolinea che le presunte vittorie con risarcimenti da 4 soldi di Cagliari, Caltanissetta e …sono una ulteriore offesa arrecata alla professione, tutto gestito da sindacati affamati di tessere senza valutare se l’avvocato incaricato sia esperto in Diritto sanitario e infermieristico. Tutto lede alla dignità della professione infermieristica italiana. Se vuoi anche tu combattere il demansionamento ricordati che AADI è una realtà.  Visita il sito www.aadi.it  – aadi.mi.mb@tiscali.it

 

L’ARRAMPICATA SUGLI SPECCHI – Associazione Avvocatura di Diritto Infermieristico Lombardia: Prima di tutto per il risarcimento il giudice non lo può riconoscere de plano perché in base all’art. 112 del codice di procedura civile deve essere richiesto dalla parte, voi quindi avete chiesto l’inibitoria e il risarcimento. Lei potrebbe anche aver vinto tante sentenze ma è indubbio che se il demansionamento è ancora diffuso e perpetua in tutta Italia è perché non è stata una vittoria che ha cambiato e risolto questo problema; anche dalla città Cagliari e da tutta la Sardegna molti infermieri ci stanno contattando disperati, quindi testimoni loro stessi del non cambiamento.  Le sue sentenze probabilmente le ha tenute nel cassetto perché nessuno le conosce. Anche la Fials e Nursind stanno perorando diverse cause sul demansionamento, idem in Puglia di recente un sindacato ha vinto la causa con degli spunti presi dall’AADI e per i quali ha ringraziato l’associazione. Concludo augurandoLe buon lavoro per aiutare i miei colleghi, ma la prossima volta però chieda di più come risarcimento (se i risarcimenti iniziano ad avere una certa cifra, mi creda che le cose cambieranno in automatico) gli infermieri non sono più devoti a tenere la manina ed a seguire una vocazione. Ps: perché un avvocato esperto come lei in Diritto sanitario segue questa pagina e questa Associazione?… forse anche lei ha preso spunto da qualche documento AADI?.


IL COLPO DI GRAZIA – Giacomo Doglio
: Legga con maggiore attenzione prima di rispondere, eviterà in futuro brutte figure. Ho scritto che il motivo che ha spinto gli infermieri ad agire non è stato di natura economica, non che essi non abbiano richiesto il risarcimento. Se Lei fosse un avvocato comprenderebbe facilmente la differenza. Se fosse un avvocato saprebbe anche che le sentenze sono rese in nome del popolo italiano (e quindi pubbliche) e non sono di “proprietà” dell’avvocato che, anche volendo, non potrebbe mai “tenerle nel cassetto”. Non mi interessa peraltro che Lei le conosca, anche se appare singolare che, non conoscendo, parli di quello che non sa. Se fosse un avvocato, saprebbe anche che il danno non patrimoniale non è “tabellato” per cui la sua quantificazione è rimessa al Giudice. Il processo del lavoro non è il mercato delle vacche, per cui non funziona tirare il prezzo se il prezzo non è determinato ma la sua quantificazione è affidata alla discrezionalità di chi deve giudicare per legge (spero che la metafora non le crei problemi di comprensione, nel caso me ne scuso). Non conoscevo l’Associazione cui Lei appartiene prima che qualcuno mi segnalasse il suo post offensivo e quindi non potevo evidentemente seguirla. Per le cause che, non io, ma i coraggiosi infermieri sardi hanno vinto, prendo spunto dalle storie personali e dalla giurisprudenza di merito e di legittimità (se non sa di che si tratta se lo faccia spiegare), i miei strumenti di lavoro. I problemi sono seri e non meritano di essere trattati per farne uno spot. La via giudiziaria è, infatti, sempre l’extrema ratio e il cambiamento delle condizioni di lavoro non potrà mai venire attraverso il processo, ma con una campagna su più fronti, prima di tutto culturale. Se questo è il modus operandi della Sua associazione, credo che il suo “orticello” non potrà mai dare buoni frutti. Per fare l’avvocato, così com per fare l’infermiere, ci vuole dedizione, passione e rispetto. Non si improvvisi…

 

LA RESA – Associazione Avvocatura di Diritto Infermieristico Lombardia: Personalmente ringrazio lei invece di aver perso il tempo a rispondere.  Non posso svelare le mie fonti, ma presto dovrà prendere nota del lavoro di un suo collega, che studia in continuazione perché in giurisprudenza non si è mai arrivati. Io continuo a fare l’infermiera e sono fiera di esserlo e mai farei l’avvocato. Certo il danno non è tabellato, ma il tutto sta all’abilità e conoscenza della materia dell’avvocato a fare capire al giudice il grave danno. La metafora invece fa capire tutto mi creda, per lei forse è un gioco per AADI no. Il metodo di lavoro non è fb, il vero lavoro viene fatto nelle sedi opportune e non svelato prima delle sentenze. Continui a seguire l’associazione ma con i canali giusti di voi avvocati, proprio per non perdere tempo a rispondere.  Ringrazio anch’io lei è mi ha confermato che fino adesso ho fatto le scelte giuste. Cordiali saluti.