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CGIL FP AREA VASTA SULLO SMANTELLAMENTO UTIC SENIGALLIA

UTIC

 

Interveniamo sulla chiusura della Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (U.T.I.C.) dell’Ospedale di Senigallia, osservando che c’è stata soltanto una dichiarazione di “sospensiva” da parte dell’ASUR e del Presidente della Commissione Sanità, Volpini, non certamente il “ritiro” dell’intenzione, scolpita nella Delibera dell’ASUR n.361 del 23 giugno 2017.

E lo facciamo per difendere la dignità dei cittadini, dei ricoverati e dei professionisti della Sanità.

Perché non si può continuare con le prese in giro.

A scanso di equivoci, affinché non si commetta l’errore di pensare che la Regione Marche e l’ASUR abbiano fatto marcia indietro sulle sorti dell’U.T.I.C. di Senigallia, una delle tante eccellenze dell’Area Vasta 2 ad essere smantellata.

Spieghiamo noi cosa c’è scritto nella delibera dell’ASUR, appunto la n.361, relativa all’ultima modifica delle Reti Cliniche operata.

In essa vi è una tabella (allegata al presente) che indica chiaramente come, a fronte della chiusura dell’U.T.I.C. di Senigallia, comparirebbe un fantascientifico Dipartimento inter-Area Vasta, una roba mai vista prima, denominato “Dipartimento Funzionale Cardiologico Ospedale Territorio Area Vasta 1 (Pesaro, Urbino, Fano) Area Vasta 2 (Senigallia, Jesi, Fabriano, Ancona)”, così articolato:

  • Unità Operativa Complessa (U.O.C.) Cardiologia/U.T.I.C. Area Vasta 1;
  • U.O.C. Cardiologia Jesi Area Vasta 2, e sotto di essa una Unità Operativa Semplice (U.O.S.) Cardiologia territoriale;
  • U.O.C. Cardiologia Riabilitativa Senigallia Area Vasta 2, e sotto di essa 2         UU.OO.SS., quella di Cardiologia territoriale e quella di Scompenso cardiaco;
  • U.O.C. Cardiologia aritmologia Fabriano Area Vasta 2.

La riforma pensata consisterebbe praticamente nella seguente cervellotica ed irrealizzabile offerta !

Il cittadino senigalliese con infarto miocardico acuto avrebbe l’U.T.I.C. pronto ad accoglierlo nel pesarese, cioè nel territorio del Governatore, continuerebbe la degenza a Jesi, farebbe riabilitazione a Senigallia e svolgerebbe gli esami aritmologici a Fabriano !

Oppure, in alternativa, verrebbe ricoverato nella Unità Operativa di Terapia Intensiva dell’Ospedale di Senigallia, dove lo specialista medico cardiologo sarebbe pronto ad andare a curarlo, collocato insieme agli altri ammalati, tra cui politraumatizzati, intossicati, post-intervento chirurgico, ecc…

Questa sarebbe la riforma delle Reti cliniche nella Regione autoprofessatasi al 1° posto in Italia sulla Sanità !

Offerta, si dirà, garantita in totale sicurezza e qualità di cura ed assistenza !

Dove si passa evidentemente dal Presidio Ospedaliero Unico di Area Vasta ad un Presidio Ospedaliero Unico inter-Aree Vaste, per mascherare così la chiusura dei posti letto e sistemare eccellenze in base al peso specifico geopolitico !

Dal 1 aprile vige la Legge “Gelli” sulla sicurezza delle cure e dell’assistenza e sulla responsabilità di tutti i professionisti sanitari, la quale avrebbe dovuto comportare uno sforzo per rendere la Sanità migliore in termini di efficientamento dei servizi ed investimento sulle risorse umane.

Invece, assistiamo ad una risposta illogica e del tutto inappropriata circa il disegno riorganizzativo, protagonista una Regione che non ha nemmeno un vero Assessore alla Sanità !

Già i Reparti di Rianimazione dell’Area Vasta 2 sono sovraccarichi di lavoro a parità di risorse umane, anzi, a risorse umane inadeguate rispetto al reale fabbisogno, e, ad esempio, quello di Jesi, che dovrebbe avere 5 posti letto (quelli ammessi dal Ministero) lavora invece spesso con 8 posti letto, ed altri pazienti risultano appoggiati nel Reparto di Pneumologia !

La chiusura dell’U.T.I.C. di Senigallia comporterebbe ripercussioni anche riguardo il servizio 118, che sarebbe costretto a dirottare altrove per accompagnare pazienti, con conseguente non operatività sul territorio per molto tempo (ore) a discapito dei cittadini e dei tempi di attesa in caso di altre emergenze-urgenze.

Siccome riteniamo che non vi sia logica alcuna nella gestione del bene pubblico Sanità in codesta maniera, basti osservare, come detto, lo smantellamento delle eccellenze – l’U.T.I.C., come pure l’intero Ospedale di Osimo, pedine fondamentali nello scacchiere della Rete Clinica dell’Area Vasta 2 presentata alla Conferenza dei Sindaci – e che ormai regni soltanto la mera ricerca del risparmio, comunque e ad ogni costo, non importa se a detrimento del bene pubblico Salute, per perseguire tutt’altre finalità – vedasi l’imbarazzante acquisto dell’Interporto per 13 milioni di euro da parte dell’ASUR – abbiamo deciso di porre immediatamente la faccenda dell’U.T.I.C. di Senigallia e dell’Ospedale di Osimo al Capo dello Stato in costanza di una Sentenza della Suprema Corte di Cassazione la quale riconosce il diritto al paziente non soltanto a decidere se sottoporsi o meno alle cure o all’intervento, ma anche se farlo in una Struttura oppure chiedere di farlo trasferendosi in un’altra.

Il paziente ha infatti diritto di conoscere lo stato di efficienza della Struttura, e, aggiungiamo noi, il diritto di sapere veramente come hanno conciato, e come stanno continuando a conciare, la Sanità Pubblica marchigiana.

Smantellare le eccellenze riducendo i posti letto, e porre a rischio la sicurezza e la qualità là dove c’era appropriatezza, nessuno ha il diritto di fare questo, peraltro senza raccontare mai la verità ai cittadini.

La FP CGIL dell’Area Vasta 2