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Contratti Collettivi

CCNL SANITA’, FIALS: DIECI DOMANDE, DIECI RISPOSTE

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La redazione di Compartosanita.it ha posto all’attenzione delle organizzazioni sindacali che hanno partecipato alla contrattazione per il CCNL Sanità, dieci domande sul rinnovo sottoscritto. Oggi registriamo il riscontro della FIALS, che non ha sottoscritto la preintesa. Risponde Giuseppe Carbone, Segretario Generale

  1. Non avendo sottoscritto la preintesa del rinnovo contrattuale, che riscontro si ha dalla base degli iscritti nel merito della decisione                                                                                                                                  Risposta: La Segreteria Nazionale FIALS, dopo ampia valutazione del testo presentato dall’ARaN lo scorso 23 febbraio, solo in data 6 marzo u.s., a causa delle ultime avverse condizioni meteorologiche, ha deciso di non firmare la preintesa e di avviare, già da questa settimana, una campagna di mobilitazione e sensibilizzazione di tutti gli operatori della sanità. Si inizierà con assemblee in tutti i posti di lavoro nelle quali verrà sottoposto, al giudizio dei nostri iscritti e di quanti vorranno esprimere le proprie valutazioni, il testo della preintesa, Alle medesime assemblee saranno invitate e coinvolte, per un confronto dialettico, anche tutte le altre OO.SS. rappresentative. Al momento, i  giudizi espressi da una parte dei nostri iscritti, tramite i social network e la corrispondenza ricevuta, non esprimono purtroppo una valutazione positiva della preintesa sia in senso economico che normativo.

  1. Monta una protesta via social contro le organizzazioni sindacali firmatarie del rinnovo. Ha dei fondamenti una reazione di tale portata?

Risposta: Ogni volta che si è firmata una preintesa contrattuale vi sono state sempre reazioni positive e negative da parte dei dipendenti delle categorie interessate. Non dobbiamo ignorare che tutti i dipendenti del comparto sanità, attendevano questo rinnovo da quasi dieci anni con aspettative molto ampie. Non è un caso infatti che sia registrata nel corso della trattativa la nascita di diversi comitati spontanei, specie delle professioni infermieristiche, dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle altre professioni sanitarie e dei coordinamenti nazionali degli Operatori Socio Sanitari. A tutto ciò, ha contribuito un vivace e costante dibattito e approfondimento sulle testate on line, anche su “compartosanita”, ma in particolare sulle testate giornalistiche categoriali, specie quelle infermieristiche, da parte di diversi attori e protagonisti del mondo della sanità, siano essi dipendenti, professionisti e cultori in materia, rappresentanti degli Ordini professionali, Coordinamenti Nazionali delle professioni sanitarie, OO.SS., ecc.. I vari interlocutori partivano, quasi tutti, dalle profonde modifiche e trasformazioni nell’impianto organizzatorio istituzionale del SSN, intervenute in questi ultimi dieci anni, che comportavano un notevole impatto innovativo sull’organizzazione del lavoro e soprattutto sullo “status” delle professioni infermieristiche e di tutte le altre professioni sanitarie alle quali, tutti erano concordi, che il nuovo contratto dovesse dare una risposta efficace e coerente in termini retributivi e di carriera professionale, per l’impegno professionale profuso nei dieci anni di vacanza contrattuale, Purtroppo, l’intesa contrattuale, presentata come innovativa e premiante, è risultata nei suoi contenuti normativi e soprattutto economici e di carriera professionale, illusoria. Di qui la protesta vivace sui social network, e non solo, che non si è fermata ancora, anzi continua a fermentare e le testimonianze vengono anche dalle manifestazioni di ieri nelle diverse località da parte dei comitati spontanei delle professioni sanitarie.

  1. L’impianto normativo poteva essere ancora migliorato rispetto al testo definitivo, e se si dove?

 Risposta: Più volte durante le trattative, come anche in quella notturna e definitiva all’ARaN, avevamo indicato come molti passaggi dei testi contrattuali presentati, costituivano un inaccettabile arretramento normativo rispetto alla clausole conquistate dai dipendenti della sanità negli anni passati. Tutte le norme restrittive e le riduzioni di garanzie derivavano, in modo evidente, dalla insistenza delle Regioni, evidentemente non intenzionate a investire in fabbisogno di personale, in un quadro generale caratterizzato da carenze di organico, specie quello infermieristico ed OSS ormai sono divenute intollerabili.

Per la parte normativa era possibile migliorare il testo poiché le nostre proposizioni non determinavano un incremento del costo contrattuale, ma invece rendevano dignitosa l’attività di tutti i dipendenti oltre a garantire una maggiore sicurezza in ambito lavorativo.

Ci sono state rigettate diverse proposte e richieste per gli aspetti relativi:

  • alle relazioni sindacali: il diritto al confronto sull’organizzazione del lavoro e determinazione dei fabbisogni del personale;
  • al rapporto di lavoro:
  1. consentire i rapporti di lavoro a tempo determinato solo per le sostituzioni di personale assente con diritto al mantenimento del posto di lavoro e non per carenze di organico da colmare con rapporti a tempo indeterminato per contrastare il fenomeno del precariato;
  2. eliminare forme di Jobs Act in sanità inserite con i contratti di somministrazione del lavoro (ricorso alle agenzie interinali) anche per assunzione di infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica e le altre professioni sanitarie;
  3. eliminare sia la deroga all’elevazione del numero delle 6 pronte disponibilità mensili che la possibilità delle pronte disponibilità anche nel servizio di mattina e pomeridiano;
  • alla nuova classificazione del personale e percorsi di carriera professionale:
  1. di attuare immediatamente e non a partire dalla prossima tornata contrattuale 2019-2021, senza rinvio a commissioni paritetiche, strumenti contrattuali innovativi con la definizione delle declaratorie delle competenze, per aprire concretamente alla possibilità di riconoscere “legittimamente”, le competenze professionali delle professioni sanitarie “professionista specialista” e “professionista esperto” come lo sviluppo professionale degli altri operatori;
  2. di non demandare le specificità dell’acquisizione delle competenze e dei percorsi formativi a livello regionale per lo sviluppo e il riconoscimento del “professionista esperto” per evitare, di sicuro, difficoltà che non permetteranno soluzioni o vie d’uscita come avvenuto con il comma 566;
  3. di riconoscere in modo rilevante, nei diversi sistemi dell’organizzazione, la funzione specifica dei coordinatori con l’incarico organizzativo gestionale, senza alcuna distinzione tra minore e maggiore complessità, ma con una graduazione, ai fini anche economici, in rapporto alla specificità delle funzioni da svolgere, la determinazione e l’autonomia organizzativa;
  4. di consentire che la valutazione positiva di ogni incarico dovesse costituire l’unico elemento per la conferma del medesimo incarico e per la pari temporalità, senza alcuna altra selezione per evitare il rischio reale dello “spoils system”;
  5. di codificare in un istituto contrattuale il riconoscimento del ruolo di docente, al pari della dirigenza medica, per l’attività di docenza del personale delle professioni sanitarie presso i corsi universitari per laurea di base, magistrale ed i master con una definizione di un’area specifica di sviluppo;
  • all’orario di lavoro: chiedevamo di:
  1. inserire nell’articolato che in caso di ritardo del dipendente, l’orario debba essere recuperato, su richiesta dello stesso, compensando con l’eventuale “credito orario” e non obbligatoriamente con recupero entro il mese successivo;
  2. cancellare dall’articolato, la parte in cui rende, per la prima volta assoluta in un contratto della sanità, l’obbligo al lavoro straordinario coatto ;
  3. cancellare la parte in cui definisce la durata della prestazione giornaliera “non superiore alle 12 ore continuative a qualsiasi titolo prestate”, consentendo di porre in essere gli infami turni di 12 ore consecutive;
  4. modificare la parte in cui dispone che la pausa mensa, prevista dopo le sei ore di lavoro, venga concessa ad eccezione del personale in turno;
  5. cancellare la parte in cui concede, diversamente dalle disposizioni comunitarie – d.l.vo 66/2003 – la deroga:
  • al calcolo orario delle 48 ore settimanali da 4 mesi a 6 mesi;
  • alle 11 ore di riposo per le attività di formazione e per la partecipazione alle riunioni di reparto;
  • alle 11 ore di riposo continuativo giornaliero in caso di pronta disponibilità tale da sottoporre, ancor di più, il dipendente a rischio clinico e stress lavorativo;
  1. includere e prevedere una riserva oraria nell’orario settimanale, da utilizzare per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento – ECM – come avviene per la dirigenza sanitaria.

Senza poi dilungarci notevolmente per la parte economica,  dove non solo non è stata accettata la nostra richiesta di ulteriori risorse economiche, da parte del Governo e delle Regioni, per riconoscere un’indennità specificità (indennità di esclusività) alle professioni sanitarie, come avviene per la dirigenza sanitaria, ma il comparto sanità rimane l’unico con aumenti contrattuali sul tabellare del 3,18% e dal 1° aprile 2018, diversamente dagli altri tre    comparti del pubblico impiego, finanziati invece con il 3,48% ed aumenti  dal 1° marzo 2018. Non vi è stato alcun   rifinanziamento del fondo degli incarichi dall’aprile 2018 per dare certezza di conferire la nuova tipologia di incarichi organizzativi/gestionali e quelli professionali di professionista specialista ed esperto per le professioni sanitarie ed assistente sociale, come anche quelli previsti per il personale amministrativo e tecnico, come non sono state aumentate economicamente tutte le indennità e pronta disponibilità dall’aprile 2018. Tra l’altro, ci è stata respinta la proposta di aumentare la possibilità di progressione orizzontale di orizzontale una fascia economica da 5 a 6 per le categorie da A a C e da 6 a 7 per le categorie D e Ds. Ed ancora ci è stata rigettata la richiesta del passaggio di tutto il personale dalla categoria A alla B, dal gennaio 2018, come era anche previsto nello stesso Atto di Indirizzo del Comitato di Settore Regioni  – Sanità.

Ed inoltre ci è stata respinta la richiesta di inserire nelle “dichiarazioni congiunte” la clausola di salvaguardia economica per la riapertura del contratto per il personale del comparto sanità in caso di benefici economici concessi al personale della dirigenza sanitaria, con il prossimo rinnovo contrattuale, superiori rispetto alla percentuale definita al per il personale del comparto.

  1. Un contratto già in scadenza. Prospettive per migliorarlo nel 2019?

Risposta: Innanzitutto, riteniamo che vi siano ancora prospettive per migliorarlo prima della firma definitiva e stiamo ponendo in atto tutte le azioni possibili per ottenerlo.

Gli aumenti contrattuali definiti nella pre-intesa, nonostante siano intervenuti successivamente alla legge di Riforma degli Ordini delle professioni sanitarie, non premiano e né tutelano il nuovo valore professionale e né garantiscono una maggiore e dignitosa valorizzazione delle vostre professionalità.

Le compatibilità economiche non possono e non devono rappresentare la centralità nella contrattazione. Il lavoro, la valorizzazione, la dignità professionale della persona devono essere al centro della contrattazione e le compatibilità economiche devono essere tese a valorizzarli. Questa è la politica contrattuale della FIALS.

Rimane necessario sviluppare una nuova classificazione del personale poiché quella attuale è fortemente rigida e si rende necessario superare la descrizione dei profili professionali nei ruoli per passare al concetto di aree funzionali, prevedendo sviluppi di carriera  legati a diverse prospettive che siano in funzione dell’organizzazione del lavoro e delle capacità professionali espresse dai dipendenti tutti tenendo presente l’evoluzione delle professioni sanitarie.

Come necessita attivare l’istituto dell’attività libero professionale per tutte le professioni sanitarie del comparto alla stessa stregua di quanto avviene per la dirigenza.

  1. Ritorna ciclicamente la richiesta di soluzione ai problemi sindacali con l’individuazione dell’area contrattuale autonoma per la professioni infermieristica. La riduzione dei Comparti da 11 a 4 ha messo la parola fine a tale prospettiva. Perché se ne parla ancora, quindi?

 Risposta: Non siamo convinti che un’area contrattuale autonoma per le professioni sanitarie possa dare soluzioni efficaci dal punto di vista retributivo e di prospettive di carriera alle professioni sanitarie. Riteniamo, invece, che all’interno del contratto unico, necessita che alle professioni sanitarie, proprio per le diverse specificità, anche legislative (iscrizione agli Ordini delle professioni sanitarie, responsabilità per colpa grave, attività usuranti, rischio clinico, ecc.) ed in visone, anche, dell’attività libero professionale, necessita, lo ripetiamo, riconoscere l’indennità di esclusività al pari della dirigenza. Questo è un punto di partenza sul quale definire i percorsi di carriera per tutti i dipendenti, siano essi verticali (responsabilità e funzioni manageriali) ed orizzontali (quelli professionali).

  1. L’istituto contrattuale che ritiene migliore e peggiore tra quelli proposti e dalla sua organizzazione non sottoscritti.

 Risposta: Quello migliore, per la parte normativa e fortemente sostenuto e nonché richiesto unicamente dalla FIALS, é la modifica sostanziale alla normativa legislativa – ex art. 30 del d.l.vo 165/2001, sulla mobilità del personale tra Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Nazionale, rendendo, non obbligatorio l’assenso preventivo delle rispettive Aziende per la partecipazione agli avvisi di mobilità.

Tra i peggiori, sempre per la parte normativa, l’introduzione del c.d. Jobs act in sanità, con i contratti di somministrazione del lavoro (ricorso alle agenzie interinali) quelli relativi agli infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica e le altre professioni sanitarie. L’altro, l’articolato che rende obbligatorio e coattivo il lavoro straordinario chiudendo a nuove assunzioni e precludendo a contestazioni disciplinari per il dipendente che rifiutasse tali prestazioni;

  1. Se le assemblee dei lavoratori bocciano la non sottoscrizione, firmerete?

Risposta: La FIALS, nel confermare la decisione di non firmare la pre-intesa del CCNL, pur tenendo sostanzialmente conto di quanto avvenuto nelle recenti elezioni politiche del 4 marzo u.s. e delle problematiche connesse alla formazione del nuovo Governo e Parlamento, ha già definito tutte le iniziative coerenti per pervenire a modifiche all’attuale articolato prima della firma definitiva.

In tal senso, divengono importanti tutte le valutazioni finali del percorso e gli obiettivi raggiunti, ad iniziare dalle assemblee di base, nelle quali verrà illustrato  il testo della pre – intesa, manifestazioni a livello regionale, con le altre OO.SS., per rivendicare un contratto dignitoso; gli incontri con gli attuali Ordini delle Professioni Sanitarie, e Coordinamenti  ed Associazioni, sia a livello nazionale che provinciale,  con i Segretari dei partiti politici che compongono il nuovo Parlamento; con la Conferenza delle Regioni ed i Presidenti di Giunta Regionale, con il Presidente del Consiglio pro-tempore; con il Ministro della Salute e della Pubblica Amministrazione pro-tempore.

  1. Con le RSU alle porte, il voto premierà chi ha sottoscritto o chi si è tenuto fuori dalla contrattazione?

Risposta: Il voto per le RSU premia unicamente le OO.SS. che hanno posto in continuità attenzione concreta alle domande ed alle esigenze poste dai lavoratori.

Il voto per le RSU premia quelle OO.SS. che nell’ambito territoriale sono state accanto ai lavoratori,nelle contrattazioni integrative, per la stabilizzazione dei precari, per i passaggi economici di fascia, per la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro per evitare, anche, lo stress correlato ed il rischio clinico, per le assunzioni di infermieri, personale sanitario ed OSS, per la difesa delle 11 ore di riposo giornaliero, per il diritto alla mensa, agli asili nido aziendali, ai parcheggi gratuiti ai dipendenti nelle strutture sanitarie, per il riconoscimento dei tempi di vestizione/vestizione e consegna per cambio turno, per un’assicurazione gratuita per i propri iscritti relativa alla responsabilità per colpa grave, che hanno dato anima e soluzioni alla valorizzazione delle professioni sanitarie, al riconoscimento delle prestazioni aggiuntive per le professioni sanitarie, per il diritto alle ferie. Il voto alle RSU premia quei sindacati che hanno posto attenzione alle problematiche di carriera e di professionalità del personale amministrativo e tecnico. Questa è la politica sindacale che premia e che favorisce il voto RSU.

  1. Rientreranno dalla finestra ad Aprile, dopo le RSU, alcuni di coloro che sono usciti dalla porta dell’ARAN a Febbraio?

Risposta: La funzione del sindacato è quella di negoziare fino in fondo senza tralasciare alcuna possibilità di riaprire il confronto sugli istituti contrattuali. In questa pre-intesa vi sono diverse articolati che sicuramente subiranno delle modifiche, a iniziare dalle prestazioni aggiuntive, il rischio professionale di alle radiazioni ionizzanti, le deroghe all’orario di lavoro che sono incostituzionali, gli incarichi, ecc.. Noi non molleremo e ce la metteremo tutta per ottenere un contratto dignitoso anche economicamente.

  1. Non le pare un vulnus ed una anomalia convocare una contrattazione a scioperi proclamati e che chi li abbia proclamati sia stato presente ai lavori senza sottoscrivere il rinnovo?

 Risposta: Ogni organizzazione sindacale rimane libera di porre in atto proprie politiche ed atteggiamenti nei confronti della controparte. Anomalo è invece quello che è avvenuto, con questa pre-intesa che concede la possibilità, unilaterale, per il Direttore Generale di porre in essere proprie determinazioni e disposizioni non solo normative ma anche economiche nei casi in cui non si raggiungesse l’intesa tra le Parti in sede di contrattazione integrativa aziendale e pone, invece, il divieto assoluto alla RSU ed OO.SS. di manifestare il proprio dissenso prima e durante le fasi di contrattazione a livello aziendale.