chiudi
Contratti Collettivi

CCNL parte XIX: GRAZIE PER L’ ART. 41 SULLA TRANSIZIONE DI GENERE

photo-1587586062323-836089e60d52 (1)

La redazione de “La Verità” (de noiartri…) dovrebbe vergognarsi per essersi scagliata contro la comunità professionale e contro i sanitari che si riconoscono nel transgender.

Noi plaudiamo al 41 contrattuale sulla transizione di genere e auspichiamo un rigoroso 41 bis per il giornale di cui sopra, a nostro modo di vedere autore di una grave campagna organizzata contro uomini e donne che hanno diritti non meno costituzionalmente protetti della “libertà” di pensiero.

Art. 41 preintesa contrattuale

“Al fine di tutelare il benessere psicofisico di lavoratori transgender, di creare un ambiente di lavoro inclusivo, ispirato al valore fondante della pari dignità umana delle persone, eliminando situazioni di disagio per coloro che intendono modificare nome e identità nell’espressione della propria autodeterminazione di genere le Amministrazioni riconoscono un’identità alias al dipendente che ne faccia richiesta tramite la sottoscrizione di un Accordo di riservatezza confidenziale. Modalità di accesso e tempi dì richiesta e attivazione dell’alias saranno specificate in apposita regolamentazione interna, la carriera alias resterà inscindibilmente associata e gestita in contemporanea alla carriera reale”

Secondo i portatori di “Verità”, il dipendente che non si riconosce nei suo sesso biologico ma non ha ancora effettuato la transizione di genere (cioè non ha ancora cambiato sesso chirurgicamente) può comunque presentarsi come uomo 0 donna in base a ciò che sente dì essere. Dunque, un infermiere con attributi maschili potrebbe – pur non operato – presentarsi come donna.

E quindi?

Sempre dall’art. 41 del CCNL comparto sanità

«L’identità alias da utilizzare al posto del nominativo effettivo risultante nel fascicolo personale riguarda, a titolo esemplificativo, il cartellino di riconoscimento, le credenziali per la posta elettronica, la targhetta sulla porta d’ufficio, eventuali tabelle di turno orari esposte negli spazi comuni, nonché divise di lavoro corrispondenti al genere di elezione della persona e la possibilità di utilizzare spogliatoio e servizi igienici neutri rispetto al genere, se presenti, o corrispondenti all’identità di genere del lavoratore».

I danni alla dignità personale e al decoro professionale da parte di siffatte argomentazioni non sono collaterali ma centrali e permanenti.

Le persone singole, la società civile, le comunità professionali e le associazioni dei lavoratori non meritano di essere stigmatizzate con queste sparate che di giornalistico hanno niente.