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Approfondimenti

Cari infermieri Ana, Rita, Gianluca, Silvio, Chiara vi scrivo, così mi distraggo un po’

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Cari Direttori, GRAZIE

Perché in questi due anni e passa di pandemia avete saputo distribuire più risorse in più territori con intelligenza e sensibilità che dal quel momento vi hanno reso riconoscibili tra tanti.

E’ vero, ci siamo dovuti adattare a un po’ di situazioni, ma in nessuna di esse abbiamo avuto la sensazione di essere considerati come pedine, anzi, nell’enorme scacchiera dell’ASL ci sentivamo alfieri e regine, con la libertà di movimento che più che fisica era espressiva della nostra Professionalità.

Abbiamo visto smantellare unità operative e ospedali interi senza la possibilità di congedarci dai colleghi con i quali abbiamo lavorato per anni. Voi Direttori lo sapevate, e ci avete sempre confortato con ogni buona parola. Siete stati costretti,vostro malgrado, ad effettuare più spostamenti di noi infermieri (così come per gli Oss e tutto il resto del personale), ma senza imperio, chiedendoci con delicatezza di poter esprimere nostre preferenze e quando non fosse possibile, rassicurandoci sulla possibilità di poter recuperare le ferie residue e le ore di straordinario a recupero (perché non era è possibile metterle in pagamento a noi infermieri in assenza di un progetto specifico approvato dalla Direzione Sanitaria, lo abbiamo sempre ben compreso) prima di poter prendere servizio nella nuova unità operativa, Covid 1, 2, 3, vaccini, ps, territorio, o Usca…

Non si dica che non ci è stato riconosciuto l’impegno, il tempo di cui abbiamo privato le nostre famiglie, perché oltre al vostro supporto morale, le vostre telefonate periodiche per chiederci solamente “come stai?” e i graditissimi auguri di buone feste, sempre puntuali che ogni volta ci stupivano e ci scaldavano il cuore, abbiamo anche ricevuto riconoscimenti consistenti in busta paga.

Anche così ci siamo sentiti parte integrante di una vision che forse ogni tanto non è perfetta ma che ha come obiettivo principale la valorizzazione delle professionalità e delle persone.

Avete messo in pratica davvero ciò che ho imparato in questi anni di studio, nei miei 5 master, nella Laurea Magistrale, nei miei 20 anni di Servizio come Infermiera, 20 anni compiuti il 27 novembre. Siete davvero ammirabili.

Ci avete difeso a spada tratta, voi sì che vi siete spesi con abnegazione per far sì che i nostri diritti non venissero negati e fosse riconosciuto il nostro impegno: ad oggi nessuno di noi ha più di 10 giorni di ferie arretrate, più di 3 o 4 ore di recupero e ci avete anche riservato un’indennità specifica che, in particolare per me e per i miei colleghi che abbiamo lavorato in Usca, è stata piuttosto consistente.

Ma anche l’Usca finisce e con la solita delicatezza a cui siamo piacevolmente abituati, quella che scalda il cuore e ha accompagnato la magia delle feste natalizie ci avete spiegato, con la voce rotta dalla commozione, che il nostro gruppo doveva trasformarsi in qualcosa di diverso per rispondere ad altri bisogni di Salute della popolazione.

Sappiamo bene che è la salute delle persone che sostiene le vostre decisioni a scapito di ogni qualsivoglia interesse o mira personale, per questo comprendiamo e condividiamo le Vostre decisioni.

Che ore sono? È tardissimo e ho fatto un bel sogno…

Ho trascorso gli ultimi due anni e 6 mesi di intenso lavoro e intense relazioni: ho ricevuto tanto, ho conosciuto persone fantastiche, tra i colleghi delle diverse professioni, tra i pazienti e i loro famigliari: un’occasione unica per fare il pieno di una “umanità”, intesa come “esperienza di/tra essere umani”, che spesso siamo abituati a dare per scontato, sebbene il nostro sia un lavoro tra/con/per/in-difesa delle persone.

Due anni in cui non sono mancati scontri e difficoltà insieme alla gratificazione per un sorriso strappato ad un paziente o ad un famigliare in un momento di estrema difficoltà, di quelli che spesso hanno fatto intimidire il covid stesso.

Eccola la vera gratificazione, il premio per questi due anni e 6 mesi: le persone, le relazioni, la consapevolezza di aver fatto la differenza per pazienti come Stefano, Alberigo, Serenella, Paolo, il piccolo Riccardo e i suoi genitori e tutti i loro famigliari.

Con loro sì che ci si sente spesso per le feste e a volte ci si scopre nel tentativo di sorprenderci a vicenda.

Chi ci ha rimescolati, distribuito, spostati in questi mesi e anni ha mostrato in realtà pochissima percezione di tutto questa ricchezza che andava a crearsi o a disperdersi: questa consapevolezza aggiunge un forte e profondo rammarico poiché è l’ennesima dimostrazione che non si è capito un bel niente di cosa sia stato dover fare fronte a così tanti e intensi cambiamenti in modo così repentino e, mi permetto di aggiungere, anche efficiente, malgrado i difetti intrinseci della mia Professione.

E allora va bene così: continueremo a fare i pedoni anche se abbiamo dimostrato di saperci muovere come Alfieri, Regine e Cavalieri; continueremo a manifestare il nostro rispettoso omaggio al Re, con la dovuta e ossequiosa distanza e devozione che si riservi ad un Signore, facendo finta di essere pedoni, così da poter manifestare le nostre abilità e movenze con chi ci sta più a cuore, con i nostri pazienti, i soli Signori e Re ai quali non daremo mai scacco.

Ana, Rita, Gianluca, Silvio, Chiara: è stato un onore viaggiare insieme a voi e vi ringrazio infinitamente per la meravigliosa avventura.

Ilenia.