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Approfondimenti

ASL E LITE TEMERARIA NEL PROCESSO DEL LAVORO

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Il nostro ordinamento processualcivilistico ha recepito in modo formale l’esigenza di evitare abusi del processo, tra l’altro, costruendo una figura ad hoc nell’art. 96 c.p.c..
Si rileva efficacemente che si possono distinguere due forme di abuso: l’avvio di un’iniziativa non fondata e la gestione scorretta di un’iniziativa processuale pendente.
Il tempo ha segnalato l’insufficienza dell’impianto originario, suggerendo al legislatore l’aggiunta di un nuovo comma, oggi il terzo, che recita:
«In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata».

Di rilievo decisivo è la Proposta emendativa 52.24 (Legislatura XVI – Elenco generale delle proposte emendative (456) nelle commissioni riunite I-V in sede referente riferite al C. 1441-bis), a tenore della quale: «Nei casi previsti dal presente articolo, il giudice condanna la parte soccombente anche al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, fino a cinquanta volte l’importo del contributo unificato di cui all’articolo 13, comma 1, lettera c) del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115». Occorre sul punto una disamina congiunta ad altra Proposta emendativa (pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 17/09/2008), la 52.36 (firmataria Ravetto Laura) che contempla di “Sostituire il comma 13 con il seguente: 13. All’articolo 96 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «In ogni caso, il giudice, se ritiene che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave, la condanna anche d’ufficio e senza necessità di prova del danno al pagamento di una somma equitativa-mente determinata da corrispondere all’altra parte a titolo di risarcimento»”.
Da coordinare opportunamente è anche la Proposta emendativa pubblicata nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 17/09/2008, al n. 52.2, che prevede di “Sostituire il comma 11 con il seguente: 11. All’art. 91 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) nella rubrica, dopo la parola: «spese» sono aggiunte le seguenti: «e alle sanzioni pecuniarie processuali»; b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «ferme le norme del presente capo, il Giudice, con il provvedimento che chiude il processo, condanna la parte che ha agito o resistito in giudizio avvalendosi di circostanze di fatto manifestamente non veritiere o di elementi di diritto palesemente infondati al pagamento di una sanzione pecuniaria processuale. Salvo sia diversamente stabilito, la sanzione pecuniaria processuale consiste nel pagamento di una somma di denaro non inferiore a 100,00 euro e non superiore a 1.000,00 euro»”. Per ragioni di economia si può esaurire qui la rassegna, peraltro ampiamente esaustiva delle ipotesi da esaminare.

Riflessi applicativi.

Colpa grave e malafede hanno spazio nella forma di abuso del processo contemplata nel primo comma dell’art. 96 c.p.c.;

testo integrale di GIANLUCA DENORA DI DIRITTOEGIUSTIZIA.IT