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Editoriali

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TORNIAMO IL 1 AGOSTO

ferie 2018

Aziende con comportamenti antisindacali, Sindacati con comportamenti antisindacali (e già questa sarebbe una follia), tuttologi dalla clinica al diritto del lavoro, troll che scorribandano nel terreno più impunito  e congeniale ai disonesti intellettuali, fake news che proliferano con regolarità svizzera in pasto ai detrattori del potere costituito, amministratori di gruppi social che non sono in grado di supervisionare nemmeno una riga, avvelenatori seriali di pozzi professionali, esercito di selfizzati in servizio h. 24: questo alle cronache nella sola prima settimana di Luglio, e paradossalmente niente che abbia a che vedere con una sana proposta politica di alternativa al sistema che si intenderebbe neutralizzare e del quale sono invece parte integrante. 

Niente da condividere con tutta questa rappresentanza di personaggi immaginari che fanno del pseudo dovere di critica e di pensiero un formidabile esercizio antropologico in negativo.Roba da specialisti.

Noi torniamo il 1 Agosto. Chiuso per ferie.

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QUALE COMPETENZA QUANDO, COME VALUTARE/CERTIFICARE COSA

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La comunità professionale insegue da tempo immemore il definitivo smarcamento di un autonomo modello di valutazione/certificazione delle proprie competenze dal retaggio culturale della dipendenza da terzi rispetto a qualsiasi sviluppo di “carriera”.

E’ infatti da dire che competenze specialistiche ed avanzate sono ampiamente possedute e documentate tra l’indifferenza di molti di coloro che dovrebbero valorizzarle.

La chiave di volta è quindi “come valutare/certificare cosa” piuttosto che “quale competenza quando”.

E sommessamente può anche testimoniarsi che la polverizzazione della tipologia, dei tempi, delle modalità di acquisizione delle competenze ed il riconoscimento di quelle de facto rappresentino oggi una criticità scaturente dalla differenza dei percorsi tra paralleli e meridiani nazionali e che fa il paio con la “creativa” valutazione di quanto posseduto.

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TRA NORDEST E NORDOVEST BATTE FORTE IL CUORE

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Ci siamo volutamente astenuti dal partecipare all’effluvio sconsiderato di improperi sia da destra che da sinistra sui fatti dell’Aquarius.

E continueremo ad astenerci dal partecipare a tale deriva anche mediatica.

Ma non ce ne estraniamo, e solo oggi ci prendiamo la licenza di rivolgere una riflessione che possa cercare di rispettare le diverse latitudini antropologiche della mente umana.

Siamo con chi ha bisogno.

Con tutti quelli che hanno manifestamente bisogno di qualcosa che sia un calice d’acqua piuttosto che un farmaco, sia di un approdo che di essere magari tranquillizzati per un pericolo che forse non c’è.

Senza distinzioni.

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SULL’OPPOSIZIONE AL NUOVO GOVERNO CONTE

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E’ in corso il dibattito alla Camera sulla fiducia al governo del “cambiamento”. E’ possibile ipotizzare che niente sarà più come prima nella politica italiana o di quel che ne resta. E forse è un bene.

L’unico monolite che non si riforma, per il momento è il sindacato, ma questa è un’altra storia.

Costruire l’opposizione al Presidente del Consiglio Conte tallonandolo sui tempi e sui modi dettati dalla tabella di marcia del governo stesso per dire che importi, cifre, somme, sommatorie, estratti conto, consuntivi e preventivi siano “errati” e “illusori”, oppure che “questo” non è una novità, che “l’altro” è insufficiente, che “dare e avere” non corrispondono, sarà solo tempo perso.

Ed ad iniziare dal novello “confeRenziere” fino alla “caricatura” della rappresentante di quella che una volta era davvero  Destra Sociale, che realizzino tutti e subito che serve uno scatto in avanti almeno pari al sussulto del segreto dell’urna.

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LE BUFALE? NON ABITANO QUI…

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Notizie infondate e/o create ad arte e/o frutto di improbabili giornalai e/o, piuttosto, di geniali giornalai per tenere aperta l’edicola, qui non ne leggerete nemmeno una.

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LE VOLPI SINDACALI E L’UVA CONTRATTUALE

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Scriveva ieri un collega: “adda passà à nuttata”, prontamente ripreso dalla FP CGIL che archivia un trimestre complicato, le RSU, la preintesa e la sottoscrizione definitiva del CCNL e guarda avanti.

E’ giusto guardare avanti. Adelante. Pagina chiusa.

Il CCNL comparto sanità come l’uva, e i non firmatari del ccnl come le volpi…

Sullo sfondo e dal punto di vista dei lavoratori e delle lavoratrici di tutte le professioni del comparto restano aspettative deluse, retribuzioni al passo degli altri (di tutti gli altri comparti del pubbligo impiego), piattaforme di parte pubblica inscalfibili e inscalfite, proposte contrattuali irrealizzabili, arretrati certamente insignificanti ma in busta paga a giugno 2018.

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CCNL COMPARTO SANITA’: LAVORATORI E LAVORATRICI SACRIFICATI AL DIO DEI GRANDI INGANNI

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Alla trattativa contrattuale per il rinnovo del ccnl comparto sanità sono stati ammesse a parteciparvi le organizzazioni sindacali “rappresentative”, cioè quelle avevano ottenuto, tra quota di rappresentanza associativa ( iscritti con delega) e quota di rappresentanza elettorale (voti nelle elezioni delle Rsu nel 2015)  una percentuale complessiva di rappresentanza di almeno il 5%.

Solamente chi sottoscrive il contratto nazionale resta nella contrattazione integrativa successiva per l’intero triennio.

La condizione di sindacato rappresentativo conferisce,quindi, più diritti che doveri.

Le organizzazioni che  non sottoscriveranno  il contratto comparto sanità non parteciperanno alle trattative per l’ormai imminente rinnovo, alle contrattazioni integrative nazionali (leggasi commissione paritetica art. 12 ad esempio), alla contrattazione integrativa aziendale (nelle relazioni sindacali di ASL e AO, oltre alle Rsu, sono ammessi i rappresentanti dei sindacati firmatari del contratto nazionale).

E’ da chiedersi: le organizzazioni sindacali sono funzionali per la contrattazione o la contrattazione è funzionale per le rappresentanze dei lavoratori? Oppure nè l’uno e nè l’altro?

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SULLE DICHIARAZIONI DI NURSING UP: SIATE RISPETTOSI, LA CAMPAGNA ELETTORALE E’ FINITA…

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15  Maggio 2018, comunicato stampa:”…Nursing Up non ha firmato la pre-intesa del contratto collettivo nazionale di lavoro, al quale si sono opposti anche tutti i professionisti sanitari che hanno aderito massicciamente agli scioperi nazionali del 23 febbraio e del 12 e 13 aprile scorsi, che hanno visto saltare 180mila prestazioni infermieristiche e la sospensione dell’attività di migliaia di sale operatorie in tutta Italia…”

Per completezza d’informazione, onestà intellettuale e per rispetto verso chi legge, hanno aderito:

  • allo sciopero del 23 febbraio n.2684 lavoratori su 76.606 in servizio e altri 18.844 in permesso per altri motivi
  • allo sciopero del 12 e 13 aprile n. 3712 lavoratori

Le sigle sindacali interessate alla giornata di sciopero erano diverse, ma pur ipotizzando che fossero tutti lavoratori infermieri, la dichiarata adesione massiccia non rende onore a chi la rende: non si è purtroppo verificata.

La campagna elettorale è finita.

Sarebbe arrivato il momento di essere più rispettosi del prossimo anche dal versante dell’associazionismo di categoria.

Quanto meno per distinguersi dai venditori di fumo seriali.

Gli scioperi sono stati un fallimento partecipativo, non hanno infatti raggiunto il 4% a febbraio e addirittura il 2% ad Aprile (fonte ufficiale Aran contro fonte Nursing Up che attesta l’adesione all’80%: uno dei due dice evidentemente il falso…).

Continuare a dare i “numeri” contravviene al principio del rispetto dovuto all’interlocutore sia esso un iscritto al sindacato, un simpatizzante, un addetto ai lavori, un lettore, finanche un iscritto ad altra organizzazione.

E poiché siamo abituati a confrontarci con gente seria e lavoratori in buona fede, non vogliamo avere nulla a che fare con chi invece insiste nel tentativo di vederci con l’anello al naso. Questo frammento antropologico di certa rappresentanza sindacale non merita nemmeno di leggerci. Saluti. (ndr)

 

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IL FALSO/PARZIALE PROBLEMA DELL’INCOMPATIBILITA’ IN RSU

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Non ci convince l’interpretazione a binario unico per la quale sia incompatibile in RSU, carica elettiva, chi ricopra contemporaneamente anche il ruolo di componente un OPI, altra carica elettiva.

E non ci convince perchè altre incompatibilità sarebbero da aggiungere all’evidenza che per svolgere bene, in autonomia, con responsabilità e liberi da vincoli di qualsivoglia natura, ci si debba svestire di maglie diverse a seconda del giorno.

E’ paradossale che non possa, ad esempio, essere considerato incompatibile:

  • un Segretario provinciale di una associazione sindacale presidente OPI e non componente la RSU
  • un Direttore di Servizio delle Professioni Sanitarie presidente OPI e  non componente la RSU
  • un Coordinatore Infermieristico componente un OPI e non componente la RSU

Gli anatemi contro il conflitto d’interesse di Senatori della Repubblica presidenti di Ordini Professionali si sono sprecati: fiumi d’inchiostro e fango.

In Italia funziona così: “”fatta la legge, trovato l’inganno””

Prima del buon senso e di un gesto etico, saranno a “maggioranza” le assemblee delle RSU a trattare e valutare se il Presidente dell’OPI eletto in regione x nella lista y sia o meno incompatibile.

E oltre semplici stigmatizzazioni, nessuno potrà procedere.

A futura memoria:

  1. La legge istitutiva degli Ordini (DLCPS 233/46 e DPR 221/50) non prevede nessun tipo di incompatibilità per i componenti del Consiglio direttivo o del Collegio dei revisori degli OPI: dispone solo all’art. 1, n. 3 lettera c) che gli Ordini e le Federazioni non svolgono ruoli di rappresentanza sindacale.
  2. L’art. 9 dell’Accordo collettivo Quadro del 7/8/1998 stabilisce espressamente che la “carica di componente della RSU è incompatibile con qualsiasi altra carica in organismi istituzionali o carica esecutiva in partiti e/o movimenti politici”
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SULL’AREA CONTRATTUALE AUTONOMA? AL LUPO… AL LUPO…

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1997-2017, Italia: Vent’anni esatti per ridurre i comparti di contrattazione sindacale.

La risposta sull’impraticabilità del tecnicismo, è tutta in questo lasso di tempo immemore.

E’ chiaro per quasi tutti che il Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 art. 54 comma 2, non lascia alcuna possibilità di esito dell’ottenimento dell’area contrattuale autonoma per la professione infermieristica.

Nelle fasi immediatamente precedenti, in corso d’opera e successive alla discussione delle aree contrattuali che erano da ridursi a massimo quattro comparti, non si è mossa foglia, non sono state presentate pur strumentali interrogazioni parlamentari, non si è fatto dibattito autorevole e centrale se non marginale e autoreferenziale, si è passivamente lasciato sviluppare il corso legislativo come si era deciso dovesse giungere e strutturarsi.

Nessuna manifestazione sindacale di massa.

Nessun piazzale ministeriale assediato.

Nessuna conferenza stampa, congiunta, convocata.

Nessuna televisione a riprendere nemmeno il nulla che transitava.

Ancora oggi, il richiamo ad una stagione di rivendicazioni già sperimentata e definitivamente chiusa e non sostenuta, peraltro, da alcuni degli stessi che continuano a venderla strumentalmente come una novità quando novità non è, non è funzionale nemmeno agli interessi di chi la propone.

Rischia di restare fumo negli occhi, specchietto per le allodole.

Tutto legittimo nelle intenzioni, beninteso, ma irrealizzabile nella sostanza.

Scimmiottare l’area contrattuale medica che area contrattuale medica non è più…

Parola d’ordine: differenziarsi.

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