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Editoriali

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EFFETTO DOMINO

Illustration of Row of Falling Dominoes, Digitally Generated Image

Un passa parola spontaneo, autoctono e culturale che catalizza le voci degli infermieri e di altri professionisti sanitari al grido di “siamo codici deontologici, profili professionali, ordinamenti didattici in movimento per irrinunciabili tutele ed inquadramenti economici nei rinnovi contrattuali”, è già un concetto esplicito, un evento in sé, una conseguenza autoalimentatasi dal grigiore “collettivo” in altri ambiti che non siano quelli del gesto assistenziale in senso lato e nel quotidiano del vissuto sui luoghi di lavoro ma non solo. Sfugge a qualcuno (ma non a noi, ndr) che alle parte preposte il movimento restituisce subito e contestualmente al suo vagito l’onore e l’onere non solo di rappresentarle, ma di interpretarle, farle proprie declinandole.

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INQUADRAMENTO CONTRATTUALE COMPETENZE SPECIALISTICHE: CITOFONARE SINDACATI

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Ritengo che sia da rispedire al mittente che l’evoluzione professionale sia materia direttamente collegata solo al suo preventivo riconoscimento economico: è da prendere atto che l’incessante e spesso autonomo sviluppo professionale, intellettuale e tecnico dei professionisti in sanità è, prima che un dovere degli attori della contrattazione, un diritto dei lavoratori infermieri esperti o specialisti a vederselo certificato.

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ENPAPI: DAVIDE, GOLIA E IL BENEFICIO D’INVENTARIO

davidegolia

Abbiamo in queste settimane dato ampio e corretto spazio alla questione Enpapi, come scatenata a seguito delle riflessioni di un gruppo di liberi professionisti, alle quali hanno definito un proprio contributo altri liberi professionisti e la Cassa di Previdenza stessa. Una bella discussione, e di questo ringraziamo i firmatari delle note pervenute e pubblicate.

E’ stato quindi partecipato un panorama eterogeneo, e tutti i punti di vista giunti alla nostra attenzione hanno trovato puntuale condivisione.

Ieri si è interessato della vicenda l’autorevole quotidiano Il Sole 24 Ore con un articolo ben confezionato, pur non aggiungendo contributi diversi da ciò che è notorio e/o di dominio pubblico ed inerente a bilanci, investimenti, rendite, gestione, delibere, montanti contributivi ecc sui quali nulla questio, e immaginiamo ci saranno, parimenti, ulteriori conferme, verifiche, supervisioni e valutazioni.

Non risultano, invece, riscontrati chiarimenti ad altri quesiti posti da iscritti alla Cassa di Previdenza ad esempio sulla tipologia di emolumenti e compensi degli organi o sui pareri pro veritate in carico all’Ente stesso, e quindi agli stessi liberi professionisti, ed altro ancora.

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VERSO IL 2018 SENZA FUOCHI D’ARTIFICIO, MADAMA LA MARCHESA

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Verso il 2018 senza Fuochi d’Artificio contrattuali e sindacali. Calma piatta. Si chiude un’epoca, e non si può non richiamare il lapidario motivetto cantato in Italia da Nunzio Filogamo, «Tutto va ben, Madama la Marchesa». La storiella che faceva da filo conduttore era esile, ma con un’anima ironica di un qualche spessore. Una allegra marchesa lascia il suo castello e va a folleggiare a Parigi; ma non dimentica i suoi interessi e, ogni sera, telefona al fido Battista e gli chiede notizie. Questi, puntualmente, risponde che «tutto va ben». Tranne qualche piccolo particolare: che la sua amata cavallina è morta, che le stalle si sono incendiate, che un’ala del castello è crollata, che il marito marchese si è suicidato, e che lei – la marchesa – è praticamente rovinata. Ma, a parte ciò, «tutto va ben, Madama la Marchesa».

La Marchesa è il Comparto Sanità con centinaia di Migliaia di lavoratori che ad ogni fine turno rientrano a “folleggiare” nelle loro famiglie, e che tra una follia ed un’altra interrogano gli attori sindacali a vario titolo, i quali ad ogni quesito-dubbio-angoscia esigenza-criticità-problema loro espresso rassicuranti affermano: “lavoratori, va tutto bene”.

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BE PREPARED

be prepared

Si susseguono  nel panorama professionale infermieristico scomposte prese di posizione e alcune non richieste, addirittura controproducenti per la forma e nella sostanza, fughe in avanti, difese d’ufficio, critiche, insinuazioni, precisazioni, arrampicate sugli specchi, fuggi fuggi generali, chiamate alle armi.

Il caso Trento è clamoroso e la stampa impietosa: chi dice la verità?

Osserviamo quindi tutto, e siamo pronti a dare voce a chiunque possa contribuire a dipanare la matassa dei rapporti inter-istituzionali, parecchio ingarbugliata, dove a guardarla da una parte o dall’altra si rischia di non trovarne il bandolo.

Bandolo che resta in mano degli uomini, non solo delle procedure o delle normative o delle convinzioni tra pari o dei cavilli giuridici. Ruolo e ragioni esaltano la dialettica e le soluzioni. Forse.

Be prepared ad una stagione di rilancio culturale e politico. 

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FATE PRESTO

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“Fate presto” non è una richiesta: è un grido di allarme, è acqua che, forse, spegne gli entusiasmi iniziali, è la constatazione che nelle retrovie non si trova solo il DDL Lorenzin ma gran parte del movimento che dovrebbe sostenerlo e che lo ha sostenuto nei modi e nei tempi e nei contenuti più fantasiosi, così come si percepisce un solco latente tra le politiche professionali nazionali e le priorità del territorio.

Il DDL Lorenzin, infatti, che contiene, tra le altre, importanti innovazioni per la comunità professionale e che assurgerebbe, quindi, a fonte primaria per quanto attiene:

a) al miglioramento dell’esercizio professionale;

b) al raggiungimento di una funzionale qualità della vita istituzionale finanche dal punto di vista dell’ultimo degli iscritti all’Albo;

c) alla perdita definitiva  degli abusi, dei privilegi, delle prebende e delle prerogative che nascono dall’attuale regolamento elettorale per i rinnovi dei direttivi provinciali;

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PIOVELLA SEMPRE E SOLO SUL BAGNATO…

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Dal Coas al Soi, il passo è breve. Per il Coas, anno mundi 1994, e il suo segretario parlano gli accertamenti ARAN triennio 2016/2018 sulla rappresentatività: 23 anni per raggiungere gli obiettivi statutari, invano?

Nata nel 1869, la Società Oftalmologica Italiana (SOI) si ritiene punto di riferimento dei 7.000 medici oculisti nel nostro Paese,  svolgendo attività e interventi in ambito scientifico, professionale e di politica sanitaria, per l’affermazione del diritto primario di accesso alla cura. 

Cosa accomuna due entità associative così profondamente differenti sul piano formale e sostanziale, è presto detto: la non conoscenza.

La non conoscenza:

  • del principio del rispetto del ruolo e delle ragioni del prossimo
  • della legislazione statale
  • dell’esistenza di diritti costituzionalmente protetti
  • dei dettati deontologici
  • del momento nel quale è preferibile tacere
  • dei diritti dei cittadini

Coas e Soi incarnano il tipico esercizio italico di sentirsi in dovere  di esternare tanto per dire qualcosa piuttosto che spendersi con qualche utilità avendo qualcosa da dire.

Il target della settimana è la comunità infermieristica, 440.000 esercenti a fronte di potenziali 7000 oculisti e una sommatoria probabile di deleghe sindacali per n. 574 deleghe corrispondenti allo 0,72% di rappresentatività, oppure tra le n. 265 non attruibili e pari allo 0,33%. Un successo.

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COAS MEDICI CHI? SE QUESTO E’ SINDACALISMO…

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A volte ritornano. Ci riferiamo ai sussulti da difesa ad oltranza di una casta alla deriva, come quella medica. E oggi il turno di COAS (CAOS?) Medici che per significare che esiste si lancia in una invettiva contro la professione infermieristica. Siamo al 18 novembre 2017 e non registrando alcuna presa di posizione ufficiale da parte di chi la velina avrebbe dovuto ben leggerla e commentarla già il 9 novembre, ci cimentiamo in una disamina per correttezza d’informazione e per recuperare uno slancio di orgoglio professionale che l’indifferenza quasi generale tenta di soffocare.

Che il sindacalismo fosse alla canna del gas, era noto. Incapace di rigenerarsi, di seguire i tempi, di adattare la comunicazione, di declinare nei contratti le esigenze dei lavoratori. Che inseguisse ambiti e prerogative non proprie non potendo dibatter di contrattazione per il blocco del rinnovo o per l’assenza di titolarità, poteva starci.

Ma che per dare un segnale di sopravvivenza si scagliasse, qualche centinaio di iscritti?, contro una intera comunità professionale, COAS (CAOS?) Medici poteva anche risparmiarselo, pur ammettendo che siano marginali e fuori dalla storia. E nemmeno sanno fare di conto.

Infatti, la trasformazione dei Collegi in Ordini Professionali è una ineleudibile previsione legislativa da ben prima il 2008, per la cronaca legge 1 febbraio 2006 n. 43.

Due professioni sanitarie centrali nel panorama pubblico e privato che stentano a rispettarsi a vicenda per volere dei camici bianchi, a riporre nell’armadio il tappeto rosso dell’accondiscendenza per volere dei camici verdi.

Siamo chiamati a scegliere tra il calumet della pace tarocca e il dissotterrare l’ascia della tutela, del decoro, dell’immagine, dei diritti di 440 mila infermieri.

E abbiamo scelto. Lo dobbiamo ai cittadini.

Sono i cittadini, infatti, che meritano l’Ordine Territoriale delle Professioni Infermieristiche. Sono gli infermieri che ambiscono a completare il percorso di autonomia iniziato nel 1994 con il profilo professionale sotto forma di Decreto Ministeriale. E’ il sistema salute che chiede una assunzione di responsabilità alla politica, approvando al Senato della Repubblica il testo già licenziato alla Camera dei Deputati.

Se un certo sindacalismo di categoria:

  • ha paura dell’evoluzione della professione infermieristica che è nei fatti anche senza il DDL Lorenzin
  • ritiene che l’infermiere debba essere ancora legato a mansioni esecutive
  • misconosce ruolo, funzioni, competenze degli esercenti la professione infermieristica
  • si convince che la tutela della vita umana sia nelle esclusive mani del medico e del sindacalismo che li rappresenta
  • non riesce a discernere il sacro dal profano
  • si arrocca su posizioni gerarchiche superate dai tempi e dai fatti
  • blattera di medici che hanno la potestà di progettare un ordine e di motivarlo

si facciano vedere da uno bravo, anche uno dei loro ma bravo, meglio se in “collegio” medico caso mai fossero davvero gravi i sintomi, complicata la cura, improbabile la prognosi, infausta la diagnosi. 

Nessun intento di silenziare i punti di vista. Il dibattito sull’opportunità di evolvere in Ordine poteva però essere condotto con ben altre modalità di confronto che le scarne agenzie di uno scarno sindacato hanno consegnato alle già scarne cronache dell’asfittico panorama giornalistico, più attento al gossip e al titolo ad effetto che alla forma e ai contenuti.

Grazie a Dio siamo infermieri che intendono differenziarsi e prendere nettamente le distanze da giudizi sommari e frutto di anacronistici retaggi culturali oggi a firma COAS (CAOS?) Medici, il nuovo che avanza. Il tappeto rosso, il guanto di velluto, l’accondiscendenza verso questa porzione di categoria professionale, non ci appartengono. (ndr)

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8 NOVEMBRE 2017, E L’ULTIMO CHIUDA LA PORTA DELLA VUCCIRIA

8 NOVEMBRE

Sarà un Mercoledì di passione, una rassegna liturgica di chi potrà ambire a sedere al tavolo degli unti dal mastro, un sabato del villaggio post litteram quindi.

Una vucciria.

Perchè è chiaro sin d’ora, almeno per chi scrive, che il mercato è aperto: una sorta di svendita promozionale con sconto sul 30% del prezzo di cartellino. Prendi 3 ma paghi 1.

Una circolare con troppi angoli, troppi angoli non smussabili, non smussabili quanto e come le letture con i paraocchi, paraocchi tendenti al basso, il basso inteso come di intensità politica inferiore alla media.

Appesi a un borgo di nessuna rilevanza storica, nemmeno copia dell’originale.

E lo dice senza se e senza ma la Cassazione Civile Sezioni Unite 2 Novembre 2007 n. 23031, dieci anni prima del solerte funzionario ministeriale che verga la circolare agli onori delle sole paginate on line:

LA CIRCOLARE NON VINCOLA ADDIRITTURA LA STESSA AUTORITA’ CHE L’HA EMANATA, LA QUALE RESTA LIBERA DI MODIFICARE, CORREGGERE E ANCHE COMPLETAMENTE DISATTENDERE L’INTERPRETAZIONE ADOTTATA (…) ANCHE LA GIURISPRUDENZA HA DA TEMPO ESPRESSO ANALOGA OPINIONE SULLA INEFFICACIA NORMATIVA ESTERNA DELLE CIRCOLARI. A QUESTE ULTIME, INFATTI, E’ STATA ATTRIBUITA LA NATURA DI ATTI MERAMENTE INTERNI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, I QUALI CONTENENDO ISTRUZIONI, ORDINI DI SERVIZIO, DIRETTIVE IMPARTITE DALLE AUTORITA’ AMMINISTRATIVE CENTRALI O GERARCHICAMENTE SUPERIORI AGLI ENTI O ORGANI PERIFERICI O SUBORDINATI , ESAURISCONO LA LORO PORTATA ED EFFICACIA GIURIDICA NEI RAPPORTI TRA I SUDDETTI ORGANISMI E I LORO FUNZIONARI.””

Vucciria: associazioni scientifiche che entrano, altre che escono, altre spinte dentro, altre bloccate all’interno. L’ordine è che si passi alla conta di chi si trova nei pressi all’orario di chiusura dell’8 Novembre, mentre alcuni, distrattamente, dibatteranno sul da farsi il 14, giorni dopo. Avranno un pass partout?

Della qualità della produzione scientifica, delle storie associative, dei curricula di chi le compone, delle pubblicazioni, interessa il giusto: niente.

Perchè se interessava davvero contribuire ad elevare linee guida, raccomandazioni, buone pratiche, diritti del cittadino e doveri del professionista, il DM Salute 2 Agosto non avrebbe dovuto nascere per come lo conosciamo e per come lo stanno allevando a latte sostitutivo: circolari e precisazioni che non chiariscono nel merito, ciambelle di salvataggio, acqua sulle micce di altre prospettive culturali e politiche da intendersi quali strategie per il raggiungimento di un obiettivo universale: stoppare il DM sul 30% di rappresentatività delle società scientifiche che gravitano, e gravano, intorno alle professioni sanitarie ed infermieristiche in particolare.

Il termine ultimo entro il quale presentare domanda al Ministero della Salute per ottenere l’accreditamento a  dare consequenzialità alle indicazioni della LegGelli 24/2017 sulla responsabilità professionale in ambito sanitario, non sarà il punto di arrivo.

Ma un pasticciato esodo verso uscite di sicurezza che al momento di essere ricercate si scopriranno miraggi. 

La Vucciria dell’Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie  è infatti una rappresentazione di un effimero, è ciò che siamo e che non dovremmo essere: numeri e non professionisti all’altezza della comunità di riferimento.

 

 

 

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