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A CADEO (Piacenza), INFERMIERA A DOMICILIO

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“Il nostro caro Mino Freghieri, il famoso infermiere a domicilio che a bordo della sua vespa percorreva tutto il territorio comunale per fare iniezioni o una medicazione d’urgenza, non ha lasciato solo un vuoto affettivo ma anche operativo, quindi salutiamo con grande entusiasmo il ritorno di un’infermiera professionale a Cadeo”. Così Marco Bricconi, sindaco di Cadeo, presenta alla cittadinanza il nuovo servizio infermieristico a domicilio presente sul territorio grazie allo studio FonsSalutis, alla cui direzione vi è il dottor Giuseppe Foletti.

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FALLITA L’ESPERIENZA DELL’INFERMIERE DI QUARTIERE A TORRE (PN)

RIMOZIONE FORZATA

PORDENONE – (lz) Passo indietro nella sperimentazione dei servizi decentrati: a Torre, il primo dei quartieri in cui i servizi sono stati attivati, non c’è più l’infermiera di quartiere. Lo ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Eligio Grizzo, premettendo che il progetto è stato realizzato a costo zero, con l’eccezione dei 78 euro per la targa posta all’esterno della ex sede circoscrizionale.

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LE INFERMIERE LE HANNO MESSO L’AGO IN VENA E IL SUO CUORE HA CEDUTO?

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Riteniamo inverosimile un’accusa ed un titolo a sensazione e di tale portata. Ne condividiamo i contenuti perchè il percorso di recupero dell’immagine infermieristica non può fermarsi a campagne sui media. (ndr). 01 giugno 2017. La procura ha disposto il sequestro della cartella clinica e l’autopsia dopo la denuncia dei genitori: le hanno messo un ago in vena anche se noi abbiamo detto no. SASSARI. La procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta sulla morte di Alessia, una bambina di tre mesi, spirata lunedì mattina nella clinica pediatrica dove era stata ricoverata domenica sera.

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AVREBBERO AGITO CON COLPA GRAVE SCAMBIANDO SACCHE DI SANGUE CHE PORTARONO AL DECESSO

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Nel settembre del 2010 una donna di 77 anni, Irene Guidi, morì all’ospedale Molinette per una trasfusione sbagliata: a causa di uno scambio di sacche le venne iniettata – anche se solo per pochi minuti – una piccola quantità del sangue di un’altra paziente. Un caso di malasanità arrivato a sentenza nel 2013 con la condanna in primo grado a dieci mesi di reclusione, per omicidio colposo, del dottor Maurizio Sacchetti e dell’infermiera Roberta Leone. Che il 15 giugno saranno davanti ai giudici della Corte dei Conti. L’errore è costato all’Asl quasi 400 mila euro di risarcimento ai familiari della Guidi, che avevano accettato un accordo extragiudiziale rinunciando alla costituzione di parte civile. Ora la Procura contabile vuole che il medico e l’infermiera restituiscano quei soldi all’Asl. Secondo il procuratore capo Giancarlo Astegiano, che sostiene l’accusa, i due camici bianchi avrebbero agito con «colpa grave» e quindi devono risarcire l’Asl. 

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SOSTANZE NUTRITIVE NEI POLMONI? INDAGATO UN INFERMIERE

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Muore a 86 anni per una crisi respiratoria ma l’Inrca vuole vederci chiaro e segnala il decesso alla Procura. Un infermiere, dipendente di una cooperativa a cui sono appaltati servizi a domicilio, si trova indagato per omicidio colposo a seguito del decesso di un falconarese, ex commerciante molto noto. I fatti risalgono alla settimana scorsa. L’uomo era seguito a domicilio dall’ospedale geriatrico anconetano e veniva alimentato con un sondino. Domenica 30 aprile, a seguito della crisi respiratoria, è stato portato di corsa all’Inrca.

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LESIONI PERSONALI AGGRAVATE SU UNA NEONATA: FRATTURA COMPLETA SCOMPOSTA DIAFISI FEMORALE

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Deve rispondere di lesioni personali aggravate, un’ infermiera residente in Umbria che nel 2013 provocò ad una neonata di appena pochi giorni di vita “una frattura completa scomposta della diafisi femorale destra”, con una prognosi di oltre 40 giorni. I fatti contestati, accaduti all’interno del reparto di neonatologia e patologia neonatale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, sarebbero avvenuti durante le operazioni di cambio del pannolino alla piccola. “Contrariata dalla circostanza che la neonata, espellendo le feci le aveva sporcato la divisa”, l’avrebbe afferrata bruscamente e malamente pronunciando nei confronti della piccola la frase: “Ora stai tutta la notte nella tua m…” – si legge nelle carte della procura.

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IDROCOLONTERAPIA ATTO MEDICO? ASSOLTA UNA INFERMIERA

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TARCENTO. Il naturopata Maurizio Ferrari, 67 anni, e l’infermiera professionale Paola Zamò, 55, compagni nella vita e nel lavoro con casa e studio a Tarcento, «hanno legittimamente svolto la pratica di idrocolonterapia ai pazienti che si erano rivolti a loro su indicazione dei medici che avevano sottoscritto le relative prescrizioni».

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11 INFERMIERI E 5 MEDICI RINVIATI A GIUDIZIO PER I FATTI DI BAGGIOVARA

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MODENA. Richiesta di rinvio a giudizio per cinque medici e undici infermieri che lavorano all’ospedale di Baggiovara. È la proposta fatta dal pubblico ministero Enrico Stefani, prima del suo trasferimento, al Gup Andrea Romito. Se ne discuterà nei prossimi giorni in Tribunale a Modena e rischia di finire a processo una parte dello staff del reparto Unità operativo di Medicina Interna di Baggiovara.

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