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UN’ALTRA VITTIMA DA CHAMPIONS LEAGUE….

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La donna, assente al lavoro per malattia, era invece a Torino, per assistere a una partita di Champions League della Juventus, la sua squadra del cuore.

L’infermiera è stata scoperta grazie alle intercettazioni telefoniche previste nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che hanno portato all’arresto anche dell’ex primario del nosocomio casertano e di sua moglie, sorella di un latitante appartenente alla Nuova camorra organizzata del boss Raffaele Cutolo.

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ASST OVEST MILANESE: INFERMIERA IN OVERDOSE MORFINICA

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Ha assunto una dose di stupefacente, l’hanno trovata incosciente in un bagno dell’ospedale, curata e subito dimessa (volontariamente). Adesso è assente per malattia, in attesa che l’Azienda Socio Sanitaria decida quale comportamento dovrà tenere nei suoi confronti.

Protagonista di questa storia – accaduta all’inizio del mese ma venuta alla luce solo in queste ore – un’infermiera del reparto di Rianimazione dell’ospedale Fornaroli di Magenta, dipendente dell’azienda da parecchi anni, che quel giorno stava regolarmente operando nel suo turno di lavoro.

Provvidenziale è stato l’intervento di una sua collega che, recatasi in bagno, si è accorta dell’infermiera stesa a terra.

Pochi minuti ancora e l’epilogo sarebbe stato ben diverso. Per terra, accanto alla donna una fiala rotta di morfina, di quelle in uso nel reparto. Nelle ore successive all’episodio è stata perciò effettuata dalla caposala una verifica sulla dotazione delle dosi di morfina registrate in reparto: in due distinti momenti sono risultate mancanti otto fiale. Da qui la segnalazione dell’ammanco ai carabinieri, obbligatoria: al momento la denuncia di furto è contro ignoti.

«Né in quello stesso giorno, né in quelli precendenti l’infermiera protagonista di questa vicenda aveva dato segni di disagio al punto tale da generare nei colleghi delle apprensioni. Non ci sono, al proposito, segnalazioni, né verbali, né relazioni scritte – afferma il dottor Cesare Candela, direttore sanitario dell’Asst Ovest Milanese, che gestisce l’ospedale – Anzi, chi la conosce si è meravigliato di quanto è accaduto».

L’infermiera aveva tra i suoi compiti anche il carico e lo scarico dal registro dei farmaci stupefacenti: è stata quindi lei a sottrarli? Non è provabile. Ma il dubbio rimane.

«Non abbiamo alcuna certezza in merito», sottolinea Candela. L’infermiera era in stato di stress per il lavoro, come qualcuno all’interno dell’ospedale ha lasciato intendere? In quel reparto, che sulla carta prevede la presenza di 18 infermieri, quelli effettivamente in servizio in queste settimane sono 14.

Anche su questo punto il direttore sanitario non sa dare una risposta certa: «A me non risulta che in quel reparto ci siano turni massacranti, le infermiere fanno mediamente cinque notti al mese, che è ritenuto un dato ottimale. Ci sono tre infermieri al lavoro per turno con un massimo di sei pazienti.

Dall’inizio di gennaio ad oggi – aggiunge – le infermiere del reparto non hanno effettuato neanche sette ore a testa di lavoro straordinario». Le cause dell’episodio, secondo la direzione, sono quindi tutte da ricercare nella situazione personale della donna.

Di sicuro ci saranno dei provvedimenti nei suoi confronti, ancora da definire a quasi un mese di distanza. Il rischio di perdere il posto pende come una spada di Damocle sulla sua testa.

«Esaminando quello che è successo dobbiamo, non possiamo o vogliamo, dobbiamo agire nel rispetto della legge, in base anche al livello di gravità dell’evento» ribadisce ancora Candela. Quel che è certo, però, è che dopo questo grave episodio non saranno presi provvedimenti ulteriormente restrittivi sul controllo nell’utilizzo della morfina al Fornaroli: «Ne abbiamo in tutti i reparti, custodita in contenitori sottochiave: c’è una procedura standardizzata a livello regionale. Non c’è bisogno di inventare nulla».

«È fuori da ogni logica la motivazione dei turni stressanti per giustificare quel che è successo a Magenta – afferma l’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera –.

Ma questo fatto mi induce a riprendere in mano la mia proposta, e cioè che chi lavora nella sanità, a contatto con i pazienti, dev’essere sottoposto almeno una volta al mese a dei controlli che possano evidenziare l’uso di stupefacenti. Era arrivata sul tavolo della conferenza Stato-Regioni ma non è più stata portata avanti. Fatti del genere non possono ripetersi negli ospedali lombardi».

Nel novembre del 2016, sempre al Fornaroli, un medico anestesista di 32 anni era stato trovato privo di vita in un bagno vicino alla sala parto. A terra, accanto al braccio, una siringa.

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/magenta-infermiera-overdose-1.4717975

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UNA VOLPE AL BLOCCO OPERATORIO S. CROCE E CARLE, CUNEO

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Lo hanno arrestato l’altra mattina nel nuovo blocco operatorio delle attività chirurgiche del «Santa Croce» di Cuneo, di cui è coordinatore per materiali, attrezzature, logistica.

I militari della Guardia di Finanza erano in borghese, pare «travestiti» da medici, per non dare nell’occhio. L’arrestato è Antonio Iannicelli, 57 anni, caposala del blocco operatorio.

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AMBULANZE IN CODICE ROSSO, ROSSISSIMO. TRUFFA AL 118?

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Nel mirino delle Fiamme gialle è finita una Onlus che opera nel settore del soccorso in emergenza del 118 e gli accertamenti sono partiti – sotto il coordinamento della Procura – da alcune anomalie che i finanzieri di Tempio hanno rilevato in merito alla convenzione stipulata con la Asl.

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CASO VENTURI: PIZZA CAPRICCIOSA?

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Non sarà un’avVenturi. La Procura di Ancona conclude le indagini, e questa non è una bufala. Può ipotizzarsi un rinvio a giudizio ed una sentenza entro le quattro stagioni?

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TU DORMI? IO SCIOPERO

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La sfiducia verso il Pubblico Impiego dai furbetti del cartellino ai furbetti del cuscinetto, è conseguenza anche di comparsate come quella annunciata da un sindacalista che anziché prendere le distanze dai dipendenti licenziati che in tre su tre dormivano/sonnecchiavano in contemporanea senza vigilare sugli assistiti loro affidati, annuncia urbi et orbi l’inizio dello sciopero della fame sino al loro reintegro.

Per poter superare la prova costume in vista mare 2019, poteva inventarsene un’altra.

Non perderà un grammo. Di autorevolezza, invece, tanta.

Legittimo provare a ricucire lo strappo da azienda e lavoratori interessati e le determinazioni assunte. È leggermente fuori contesto il mezzo scelto.

Per i disoccupati, il caporalato, il precariato, i dequalificati, gli esposti a rischi di sicurezza, i turni massacranti, i disservizi e la disorganizzazione, non  ci risulta che si sia rinunciato nemmeno a cappuccino e cornetto.

Una volpe.

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INFERMIERI RETRIBUITI PER STARE SVEGLI, MEDICI PAGATI PER DORMIRE. DOV’È L’ERRORE?

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Chiamasi guardia passiva, e si traduce in facoltà di dormire non appoggiando la testa sul tavolo ma in camera dedicata e di dominio pubblico. Frutto di un retaggio culturale resistente ad essere spedito in soffitta.

Non si possono difendere gli indifendibili, ma nemmeno retribuire qualcun altro affinché dorma.

Bologna: Pazienti costretti a chiamare centralino: Dormivano in corsia, tre infermieri licenziati

Il provvedimento è arrivato dopo un’inchiesta interna di cinque mesi, partito dalla segnalazione di alcuni dipendenti. Sindacati: siano sanzionati, ma “buttarli in mezzo a una strada è un provvedimento eccessivo”

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/bologna-dormivano-in-corsia-tre-infermieri-licenziati-3556932a-f73b-4b06-aece-329da68717db.html

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PRESTARE IL FIANCO PROFESSIONALE A STRUMENTALIZZAZIONI PARTITICHE? NO GRAZIE

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SAVE THE NURSING ANCHE DAGLI INDIFENDIBILI IN ASL NAPOLI 1

SAVE THE NURSING II
Tutti a parole contro il demansionamento, ma molto stranamente la “sanificazione” del contesto rilevato in ASL Napoli 1 viene strumentalmente eccepita e contestata come di pertinenza infermieristica e con l’avvallo sindacale confederale o autonomo, ma non ha importanza. Ha importanza che poi però si scenda in piazza a manifestare… La ASL Na 1 ha dato un segnale. Per completare il cerchio, alla prova dei fatti sono ora attese le altre entità di riferimento. (ndr)
Un paziente in Rianimazione ha delle formiche sul lenzuolo. I medici dell’ospedale se ne accorgono e chiamano la ditta di pulizie, due infermieri si oppongono e si rivolgono addirittura ai propri rappresentanti sindacali, ritenendo che la questione sia di loro competenza. Si accende una discussione e intanto le formiche restano lì, fino a che il lenzuolo non viene sostituito. È questa la ricostruzione che ha portato l’Asl Napoli 1 a sospendere per 30 giorni due infermieri dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli e per dieci giorni i due sindacalisti arrivati sul posto.
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