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Liguria

ANCHE LA LIGURIA APRE IL PORTAFOGLIO: CONTI IN ROUGE…

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I costi vanno ridotti, perché la sanità ligure è in rosso. Però l’epoca dei tagli lineari andrà in soffitta, sostituita da criteri che – nelle intenzioni dei fautori – siano oggettivi e calati nella realtà. Si può riassumere così il progetto di riduzione di spesa riferito al 2017 e messo a punto da Alisa, l’Azienda ligure sanitaria. Che produce per la prima volta interventi diversificati a seconda di criteri quali la popolazione servita e il territorio e l’entità delle fughe, ossia quei pazienti che, pur residenti in Liguria, si rivolgono altrove per farsi curare.

Ed è questa la ragione che, ad esempio, accentua l’intervento sulla Asl dello Spezzino e lo contiene sul Savonese e sulla Asl 3 Genovese.

«Il nostro obiettivo – chiarisce l’assessore alla Sanità, Sonia Viale – è ridurre progressivamente il disavanzo, azzerandolo nel 2020. Ciò ci permetterà, sempre di più, di impegnare fondi che oggi servono a coprire lo sbilancio in nuovi investimenti e iniziative. Non chiuderemo ospedali, ma potenzieremo quelli che ci sono». Il punto di partenza sono i 98 milioni di “rosso” toccati nel 2015 e scesi a 75 l’anno scorso. L’obiettivo per il 2017 è di arrivare a -63.

Come? La filosofia di fondo, e con questa una precisa serie di ipotesi d’intervento, sono contenute in una nota già nelle mani dei vertici di tutte le aziende sanitarie liguri. Il ragionamento parte peraltro da una condizione: i conti sono infatti elaborati partendo dalla conferma – probabile ma ancora da acquisire ufficialmente – degli stessi livelli di risorse erogati dallo Stato col fondo nazionale della sanità, che alla Liguria destina poco meno di 3 miliardi di euro. In caso non fosse così, si aprirebbe una partita del tutto diversa.

Attendendo il verdetto da Roma, sono una dozzina i milioni che si conta di recuperare nel 2017. Per le aziende sanitari è programmata una riduzione, uguale per tutte e cinque, dello 0,2%, in rapporto ai costi sostenuti del quarto trimestre del 2016. A questo si deve aggiungere una diversificazione dell’intervento plasmata prendendo in considerazione il valore economico della cosiddetta mobilità passiva. «L’idea – dice Walter Locatelli, direttore di Alisa – è calare l’intervento nella singola realtà territoriale. In questa maniera le riduzioni di spese diventano soprattutto incrementi di efficienza. Dopotutto, se un paziente si fa curare altrove, quello è un costo che l’azienda non ha sostenuto. Ha senso destinare quelle risorse a delle necessità più stringenti».

Il punto di partenza è, anche in questo caso, l’articolazione dei costi dell’ultimo trimestre 2016. La riduzione più alta la patirebbe Spezia con lo 0,19%, seguita da Chiavari e Imperia, entrambe 0,10%, Savona e Genova chiudono con lo 0,09%.

Un capitolo a parte lo meritano gli ospedali. Qui il taglio ne colpirebbe solo due e il criterio che guida è quello dei ricoveri. In parole – molto – semplici, l’intervento riguarderebbe quei presìdi che effettuano un numero anomalo di ricoveri rispetto alla media nazionale, sia in regime diurno sia in quello ordinario. A pagare dazio, pur in maniera ridotta, è nella bozza di riduzione il San Martino – Ist, con uno 0,02%. Assai più elevato il taglio disegnato per l’Evangelico: 0,23%. Anche in questo caso, la percentuale andrà applicata sui costi degli ultimi tre mesi dell’anno 2016.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2017/02/10/ASfCG9DG-sanita_scattano_ospedali.shtml