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FNOPI

ALFABETIERE ORDINISTICO DALLA A DI AUTONOMIA ALLA Z DI ZIZZANIA

alfabetiere

A: AUTONOMIA E AUTOREVOLEZZA.

Sul breve medio e lungo periodo: pensieri e parole, concetti e comunicazioni, partecipazioni ed interventi sempre misurati e dentro il tema. Un “modus comunicandi” che si distingue da terzi, che si apprezza da nord a sud, e che porterà risultati da est ad ovest

B: BENCI LUCA Vedi lettera L

C: CARENZA DOTAZIONE ORGANICA.

Il posizionamento del CC della FNOPI su carenza del  personale Ssn è noto da tempo. Al di la dei numeri in rosso, si risente anche e soprattutto di un affidabile ed equilibrato rapporto tra i professionisti che si realizza attraverso lo sviluppo delle competenze, senza demagogia, senza azioni che possano silurare il SSN, che pure stenta a non vedere o che non sa come arginare il costante decremento del numero di professionisti in Sanità e conseguentemente una sempre minore capacità di rispondere ai bisogni di salute della popolazione. E’ la FNOPI che sgrana i numeri su studi e dati di fatto, altri sono solo in grado di riprenderli per strumentalizzarli.

D: DIRITTI E DOVERI

Garantire che il giusto professionista possa essere messo in grado di rispondere al giusto bisogno, nel giusto contesto, con il giusto utilizzo di risorse nella maggiore autonomia possibile. Una visione più ampia e coraggiosa che vuole narrare cosa serve al Paese, non cosa serve alle professioni. Per quello ci sono altre Federazioni…

E: EMERGENZA

Per i cittadini, è indubbio, quella dell’infermiere è una visione del bene collettivo che prevale su quella dell’interesse individuale. FNOPI ha messo a punto un “Manifesto deontologico” per la pandemia COVID-19, perché, “in un momento di difficoltà estrema, nel quale tutto sembra diventare impervio e nel quale più forte, e giustificata, è la tentazione di semplificare, crediamo che le qualità professionali e deontologiche degli infermieri possano e debbano essere portate in primo piano, praticate, comunicate ai cittadini”.

Gli infermieri non hanno dubbi: “Il racconto, oggi così enfatizzato, dell’eroismo dei professionisti della sanità, domani potrebbe diventare un ricordo, superato da nuovi argomenti, da conflitti, dalla superficialità della comunicazione.

Entrano in gioco per COVID-19 alcune regole deontologiche che in questo momento sono più reali che mai.

Ecco gli undici impegni degli infermieri per i cittadini.

Il momento della maggiore difficoltà:  è indispensabile essere socialmente presenti e attivi, diffondere le corrette conoscenze, far comprendere che la salute non è questione riducibile all’emergenza, ma viene da molto prima e si proietta nel futuro.

Conoscenze scientifiche: sono indispensabili, non come esercizio intellettuale, ma come strumento per la vita delle persone. La riorganizzazione delle attività, dei reparti, dei percorsi, la redistribuzione del personale, deve acquisire velocemente competenze nuove o approfondire quelle già possedute.

Relazione di cura: nella pandemia c’è una scarsa possibilità di conoscere chi è assistito per instaurare un rapporto di fiducia che però diventa patrimonio dell’essere professionista. Essere riconosciuti passa dagli sguardi e dalle mani, dall’esserci e dal gesto di cura, il tempo che gli infermieri passano con chi assistono non è basato sulla quantità a sull’intenzionalità: assistiti e familiari vedono e sentono che non sono lasciati in abbandono.

Percorso di cura: sguardi pieni di domande e domande piene di paure. Questo è lo scenario con cui oggi l’infermiere si rapporta con i suoi assistiti e spesso anche con i colleghi. Accogliere queste emozioni è una componente fondamentale nel percorso di cura: l’epidemia ha tolto certezze. Il costo (in rischi e salute) dell’ascolto si mitiga con il risultato di benessere per chi ha a fianco l’infermiere. Fare tutto il possibile, sempre: è tutto quello è richiesto agli infermieri che sapranno quando e dove, nel caso, cercare sostegno.

Informazione: per l’equipe è complesso assolvere al dovere di garantire le informazioni necessarie. Sono difficoltà in più, da affrontare, con motivazione, anche quando le comunicazioni sono drammatiche. L’infermiere si assicura che l’interessato o la persona di riferimento, riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive.

Riservatezza: si tutela non solo nelle carte, ma anche negli spazi, nella sottrazione agli sguardi, nella massima considerazione possibile, nelle condizioni date, delle esigenze quotidiane degli assistiti.

Comunicazione scientifica ed etica: non solo l’infermiere può essere un esempio personale di prudenza e correttezza ma può diventare un riferimento per i cittadini, nella loro esigenza di essere informati correttamente e senza accedere a fonti avvelenate.

Dolore e palliazione: l’attenzione in COVID-19 si fa necessariamente alta e l’infermiere è l’interlocutore essenziale delle persone assistite, per garantire quel sollievo che sembra ancora così difficile da ottenere.

Organizzazione e formazione: riorganizzazione dei percorsi e formazione del personale rispetto all’area intensiva e al rischio infettivo sono di matrice infermieristica. L’adozione di protocolli operativi a tutela di équipe e persone, che possano essere riprodotti in sicurezza, sono un dovere professionale: l’apporto clinico, consulenziale e organizzativo vede la professione infermieristica lucida e competente, come parte integrante e proattiva del sistema.

Documentazione clinica: l’infermiere ne è responsabile anche nelle condizioni estreme, non per un culto della formalità, ma perché nella documentazione clinica ci sono l’esperienza della persona assistita e quella maturata dagli operatori e dalle strutture.

Linee guida e buone pratiche: le due componenti interagiscono, e sono il presupposto per un superamento della situazione. Il rispetto dei criteri scientifici di approccio alle cure, la valorizzazione della migliore esperienza per aggiornarli, con consapevolezza, competenza, dinamismo, sguardo fermo sul bene delle persone assistite e della collettività: l’infermiere vigila sulla loro corretta applicazione, promuovendone il continuo aggiornamento.

F: FABBISOGNO

Il fabbisogno di personale si traduce in una migliore programmazione dei corsi di laurea universitari, oggi con bandi sempre sottostimati di circa 3000 unità/anno rispetto alle esigenze messe in evidenza dalla professione. E di conseguenza, altro passo, un’azione forte da mettere in campo per colmare la carenza infermieristica resa particolarmente evidente dalla pandemia, ma presente ormai da molti anni nel Servizio sanitario nazionale. E’ necessaria una più attenta programmazione, anche su base territoriale.La sanità è fatta dai professionisti che la gestiscono, dalle persone che dentro gli ospedali e sul territorio prestano la loro opera.

Mancano all’appello, in Italia, oltre 90mila infermieri per sostenere adeguatamente le esigenze del SSN e per combattere in equilibrio, senza rischi per la sicurezza delle cure»

53mila era la carenza strutturale di infermieri aggiornata al 2019

22.000 sono gli infermieri in pensionamento nel 2019,

Mancano almeno altri 9600 infermieri per garantire il servizio dell’infermiere di famiglia,

Tra gli oltre 28mila che si sono ammalati di Covid da fine gennaio in poi, non meno di 18 mila sono i colleghi che hanno avuto bisogno di assentarsi dal posto di lavoro per essere stati posti in isolamento domiciliare o ricovero ospedaliero o in malattia.

il SSN ha bisogno di assumere ulteriori 8389 infermieri oltre ad almeno 800 Operatori Socio Sanitari.

G: GRAMELLINI

Alla lunga lista di infermieri che ci hanno indotto a spargere lacrime buone durante la pandemia si aggiunge Emanuele Moretti in servizio presso l’ospedale di Lecco, che la scorsa primavera accompagnò le ultime ore di un droghiere malato di Covid mostrandogli le foto dei nipotini e scandendo i loro nomi fino a quando è stato in grado di comprenderli. Emanuele ha detto: «Ho fatto solo il mio dovere», la frase preferita da tutti coloro che lo fanno con umanità.

In un contesto che costringe a morire senza affetti intorno, l’estraneo che chiude gli occhi ai malati fa la differenza. Nessun protocollo ospedaliero obbliga gli infermieri a comportarsi come Emanuele. Eppure sono in tanti a imitarlo, anche adesso che l’opinione (o emozione?) dominante non li considera più eroi, ma capri espiatori. Non so se lo facciano per vocazione, per bontà, o semplicemente perché quando ti trovi accanto al letto di una persona che se ne sta andando in solitudine, ti sale da dentro la voglia di aiutarla a compiere il grande salto. Non so perché lo facciano, ma lo fanno, e per questo trovo un po’ riduttivo definirli angeli o eroi. Sono qualcosa di più. Sono esseri umani.

H: HEALTH CARE

L’infermiere è la risposta all’appropriatezza clinica
organizzativa: ovvero individuare il giusto bisogno, il giusto contesto, il giusto rapporto costo/beneficio, il giusto intervento ma soprattutto il giusto professionista. Ad oggi quest’ultima
variabile continua ad essere una variabile inascoltata nonostante le evidenze scientifiche disponibili.

I: INSIEME

Insieme a Governo e Regioni, insieme a cittadini e associazioni, insieme a sindacati confederali ed autonomi, insieme a lavoratori dipendenti e libero professionisti, in ospedali e nel territorio, nei reparti e nei servizi per attuare provvedimenti emergenziali, per curare tutti senza lasciare solo nessuno.  Il Codice deontologico infermieristico declara che i professionisti si facciano garanti che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono e agiscano in modo consapevole, autonomo e responsabile, sostenuti da valori e saperi scientifici. Si pongano come agente attivo nel contesto sociale a cui appartengono ed esercitano, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza e orientando il loro agire al bene della persona, della famiglia e della collettività.

L: LUCA BENCI

Ci manca. Ha scolpito nel marmo un certo modo di dibattere e confrontarsi su molte tematiche riguardanti tutte le professioni sanitarie in genere  ed infermieristica in particolare, spesso la palesando opinioni in controtendenza su alcune posizioni prese dalle professioni o dal sistema salute. Argomentava in modo puntuale, preciso e documentato la sua posizione, con spirito costruttivo e libero come lui era. Restano agli atti le criticità e i punti di caduta – soprattutto giuridici – di posizioni e tesi che da lui discusse e ragionate hanno poi portato la professione infermieristica al ruolo che le competeva. Saremo stati curiosi di leggerlo in replica a Crisanti sulla vaccinazione in itinere oppure alla folta schiera di tuttologi da piccolo schermo. Ma ci avrebbe certamente sorpreso a suo modo.

M: MINISTRO DELLA SALUTE

Per un futuro migliore, ma anche per poter assistere quando l’emergenza sarà passata, chi ne ha bisogno, nel modo più professionale e intenso possibile, soprattutto sul territorio, e senza mai, come tanto stiamo facendo durante COVID-19, lasciare solo nessuno, si rilancia al Ministro on. Roberto Speranza  su:

Area contrattuale infermieristica: rappresentiamo oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie.

Indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, non una “una tantum” e riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da COVID-19.

Adeguamento dei fondi contrattuali e delle dotazioni organiche con l’aggiornamento della programmazione degli accessi universitari: mancano 53mila infermieri ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso.

Superare il vincolo di esclusività, un’intramoenia infermieristica già scritta anche in alcuni Ddl fermi in Parlamento che gli consenta di prestare attività professionale

N: NON NUOCERE

La vita, il diritto alla salute e all’accesso alle cure va garantito a tutti, a prescindere da età, provenienza, ceto, religione. Una tutela che viene dall’articolo 32 della Costituzione. E la tutela della salute di tutti i pazienti è il core dell’agire professionale dell’infermiere ciascun paziente è uguale innanzi al diritto alla Salute e all’accesso alle cure , esiste un’etica della cura e una deontologia che non deve ancora permettersi di piegare la testa ad altre logiche.

O: ORGANIZZAZIONE

La tanta vituperata organizzazione del lavoro, dei servizi, del SSN in senso lato, si può affrontare con istanze e azioni pacifiche, responsabili e costruttive e che si caratterizzano per la volontà di proporre e aprirsi al dialogo, ma sempre guardando a ciò che gli infermieri sono e fanno ogni giorno per la tutela della salute delle persone, senza mai creare ostacoli all’assistenza e alla stessa organizzazione del lavoro. Tutti, o quasi tutti, devono puntare al raggiungimento del massimo livello di professionalità e di assistenza e di organizzazione e di interlocuzione per la garanzia delle risposte alle domande delle persone che sono e dovranno sempre essere il  primo, vero, unico, obiettivo degli esiti delle prestazioni rese

P: PROFESSIONALITÀ

La crescita professionale degli infermieri permette al SSN, ai SSR, alla Sanità Privata  di allargare il loro perimetro di azione e del mandato istituzionale, e di focalizzarsi sulle aree di cura in cui riescono a fare la differenza.  Se mancano infermieri in area ospedaliera e territoriale, se gli orizzonti dei vincoli finanziari che i Ssr sperimentano sono sempre più stringenti, se la capacità di interlocuzione e di interdizione tra le diverse professioni e discipline è solo una questione di rapporti di forza, non si potrà modificare la composizione del personale a fronte della invarianza delle
risorse.

Q: QUANDO

Quando ci si potrà ritrovare  a dibattere e a stringerci la mano in un convocato Consiglio Nazionale in plenaria, non sarà mai troppo tardi.

R: RESPONSABILITÀ

La responsabilità professionale si affronta da molteplici prospettive: individuale, di equipe, in funzione del ruolo, delle mansioni e delle attività, tenendo ben presente la posizione di garanzia del professionista sanitario che deriva dal comportamento omissivo previsto dall’articolo 40 del codice penale: “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Massima attenzione e rispetto, quindi, ai diritti all’integrita fisica dei cittadini, che già subiscono annessi e connessi di storture del sistema, di condizioni di legittimità di alcune cure e prestazioni sanitarie, della responsabilità penale e della sicurezza di quelle prestazioni e cure.

S: SALUTE E SICUREZZA

Deve corrispondere la sicurezza sui luoghi di lavoro anche di chi eroga assistenza e cure. Con il COVID19 sono deceduti circa 50 infermieri e oltre 20mila sono per ora quelli infetti, ma necessita anche la tutela dalle aggressioni e la protezione da tutti gli agenti e materiali ad alto rischio infettiv. La protezione individuale è una priorità e non un costo.

T: TENACIA

E’ quella dell’infermiera e dell’infermiere che sono, restano e resteranno in prima linea, dietro le quinte e a riflettori spenti, in terapia intensiva o nei reparti di malattie infettive, in pronto soccorso o al 118, comunque sui luoghi di lavoro in un turno di servizio, accanto ai loro assistiti perché questo indicano senza enfasi  il profilo e il codice deontologico. Sotto traccia. Alla fine vinceranno loro.

U: UNIVERSALITÀ DELLE CURE

I primi “garanti” della sicurezza delle cure sono i professionisti che assistono e che le “garantiscono”, infatti, a tutti i cittadini. Nella sicurezza delle cure l’infermiere riveste un ruolo fondamentale nella responsabilità assistenziale e nell’autonomia, passando per il Codice Deontologico, per il pensiero critico, per  la riflessione fondata sull’esperienza. Binomio Sicurezza delle cure -Tutela del paziente che gli infermieri garantiscono a tutti i livelli di assistenza.

Sul territorio gli infermieri svolgono un ruolo primario che comprende necessariamenteil monitoraggio della salute dell’assistito; l’educazione dell’assistito e dei caregiver guidandoli nelle fasi più pericolose del processo di cura, fornendo anche informazioni su come riconoscere i medicinali e come somministrarli, sui corretti stili di vita e comportamenti sanitari che aumentano e garantiscono la sicurezza delle cure; il controllo dell’aderenza terapeutica, guidando e sostenendo il paziente per guidarlo, sostenerlo e consigliarlo nella sua terapia perché l’aderenza a questa sia assoluta.

 I pazienti ci riconoscono in questo periodo come importanti compagni di viaggio, sia dal punto di vista clinico che umano, perché per gli infermieri ‘il tempo di relazione è tempo di cura’ e lo hanno dimostrato e lo stanno dimostrando nella pandemia.

V: VALORI

Gli infermieri stanno dando tutto se stessi anche a rischio della loro salute e vita, rispediscono al mittente citazioni, encomi, enfasi, proclami, invettive. Conosciamo anche  il nostro di “valore”,  senza alcuna necessità del luogo comune che sta diventando la parola eroi: non ci appartiene. Il segnale di rispetto per i nostro impegno è solo un grazie ed un sorriso e quando si potrà una stretta di mano. Non lasciare solo nessuno è il valore n. 1 che sino a tutta la pandemia, non verrà mai meno in questa emergenza.

Z: ZIZZANIA

 È l’unica lettera dell’alfabetiere che non appartiene alla nostra cultura ordinistica Infermieristica al massimo livello e finanche provinciale. Interessa più da vicino altre Federazioni e Associazioni Sindacali che del conflitto, delle polemiche e delle divisioni fanno un tratto distintivo. E si vede, ed infatti si percorrono strade diverse fatte di forme tempi e contenuti che o si possiedono o non si possono acquistare.