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Editoriali

AIAS: L’ESILE FIAMMELLA DELLA SPERANZA

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L’infinita storia AIAS si arricchisce di capitoli comunicativi già letti e copia-incollati: da una parte note sindacali, dall’altra note aziendali.

Medesime banalità scritte e riscritte da mesi, medesimo filo conduttore: vedremo, faremo, saremo, daremo, stiamo valutando, vi terremo aggiornati, grazie per l’attenzione e la pazienza, restiamo a vostra disposizione, attendiamo il pagamento delle fatture, attendiamo la convocazione del Prefetto, stato di agitazione, stato di massima allerta, non cederemo di un metro, non cederemo di un euro, e potremmo continuare.

Dall’incrocio dei patetici ed innocui comunicati, resta in tutta la sua interezza uno spaccato antropologico di professionalità, mestieri, mestieranti, dirigenti, indirizzati, lacchè, tutti fulminati sulla via di Damasco: siamo vicini alla soluzione.

Nel mezzo, lavoratori e loro famiglie come piccole fiammiferaie del III millennio: prima o poi la scatola resterà vuota e il freddo e il buio si prenderanno la scena.

Disinformazione preventiva, pianificazione partitica regionale sarda errata nel merito e nella forma, fallimento delle politiche sindacali tutte, forse più gravi della creativa conduzione del management di aziende e fondazioni aventi causa.

Sindacati appesi all’esile fiammella della speranza di salvare capra e cavoli e il superamento dello stallo con il subentro di Sas Domos.

Azienda appesa all’esile fiammella della speranza del responso elettorale.

Lavoratori appesi all’esile fiammella della speranza che sul teatrino che nemmeno ha mai fatto ridere, cali il sipario.

Mai uno sciopero strutturato, mai una dura durissima manifestazione sine die, addirittura mai una forte reazione civile e sindacale ai licenziamenti, paradosso, proprio dei sindacalisti. Lavoratori e Lavoratrici con retribuzioni arretrate anni fa, e con retribuzioni arretrate anni dopo.

E’ in quel frangente che si è pesato il lordo, il netto e la tara dell’inerzia de facto del movimento sindacale, e tutto il resto è conseguente.

Chi non è stato in grado di tutelare i propri rappresentanti, come possa riuscire verso altre entità è sotto gli occhi di tutti.

Chi non è stato in grado di retribuire regolarmente i propri dipendenti lasciandoli in antitesi al dettato costituzionale dell’art. 36, come possa riuscirci in futuro è un punto interrogativo.

E’ acclarato che nessuno degli addetti ai lavori è purtroppo più credibile.

I lavoratori avrebbero avuto diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. 

Di libero e dignitoso in questa vicenda si continua a non rilevare niente nemmeno nei scarni comunicati.