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Piemonte

PIEDMONT? ACTHUNG!

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“Voglio il migliore”. Quando nella primavera di quattro anni fa l’assessore alla Sanità della Provincia di Bolzano Martha Stocker avanzò quella richiesta “il tedesco” riempì gli scatoloni e lasciò il suo ufficio in corso Regina dove era arrivato nel 2013.

E dove, Thomas Schael – nazionalità e madrelingua tedesca, ultradecennale conoscenza dei numeri della sanità italiana e dei modi in cui sistemarli per far quadrare i conti – potrebbe tornare presto.

Non più come superesperto inviato dall’allora direttore di Agenas Fulvio Moirano per aiutare il Piemonte a gestire la complicata partita del piano di rientro, ma proprio in quel posto di direttore regionale occupato dallo stesso Moirano e nel quale il nuovo assessore Luigi Icardivedrebbe molto bene proprio, lui “il tedesco” diventato d’emblée “il crucco” per tutti quelli che, incocciandolo, ci avevano messo niente a capire il tipo: uno che incomincia a lavorare al mattino presto, finisce la sera tardi e non lo si smuove di un millimetro se questo può pregiudicare lavoro e risultato: spulciare conti fino all’ultimo scontrino, sistemarli, programmare e gestire, tagliare se serve.

Pregi e difetti, a seconda di chi dia il giudizio. Negli stessi uffici dell’assessorato c’è chi non lo ha mai digerito, ma i più sono quelli che stapperebbero una bottiglia nel caso tornasse. Non lo stesso nelle Asl: lì più di un direttore generale tira fuori il Maloox appena sente il nome del manager. Quando Icardi ha fatto circolare, un po’ per battuta un po’ per vedere l’effetto che fa, la voce che all’azienda di Alessandria senza direttore sarebbe arrivato Schael è stato un rincorrersi di telefonate da codice rosso tra mandarini della dirigenza e pure tra qualche camice bianco, ton sur ton con la faccia.

 

“Preferirei un gestionale rispetto a un sanitario”, confidava l’assessore giorni addietro a chi gli chiedeva del futuro successore di Danilo Bono. “Nulla nei confronti dei medici, ci mancherebbe. Però credo che serva più una figura così. Poi con la situazione in cui è messa la Sanità in Piemonte, con i conti che abbiamo…”.

Più di un indizio, quasi una conferma delle voci secondo cui Icardi avrebbe in mente proprio “il tedesco”, per quel posto cruciale nel governo della sanità piemontese e ancora di più dopo la conferma che Icardi conserverà il coordinamento in materia di Sanità nell’ambito della Conferenza delle Regioni. Un ruolo che non può prescindere dall’avere un supporto operativo con ampie conoscenze degli ambienti ministeriali e dei vari organismi del mondo sanitario. Gli incarichi ricoperti dall’ingegnere laureatosi in meccanica ad Acquisgrana e da subito proiettatosi nella sociologia dell’organizzazione con vari master tra cui uno alla Bocconi, occupano pagine e pagine di curriculum.

Quando la giunta di centrodestra, presieduta da Roberto Cota, chiese ad Agenas un supporto per gestire il piano di rientro, Moirano propose Shael e non ci furono né veti, né perplessità, tutt’altro. Non etichettato, il tedesco, è comunque ben visto da quelle parti e questo conta non poco nella scelta che dovrà essere fatta entro la fine dell’anno e forse ancor prima. “Ovviamente si farà un bando”, premette l’assessore. Si è fatto anche in una situazione di emergenza come quando Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, sedotti e abbandonati da Moirano approdato in Sardegna, decisero di prendere Renato Botti dal ministero, dove per lui l’aria con Beatrice Lorenzin si era fatta pesante.

Un bando con assai meno paletti rispetto a quelli che ormai segnano le direzioni delle aziende. Gli stessi titoli che consentono a Schael di poter guidare, come spesso ha fatto, un’azienda sanitaria o addirittura la sanità di una regione non gli potrebbero, invece, aprire le porte per la vicedirezione amministrativa di corso Regina. Insomma, o numero uno o niente per l’uomo dei numeri. Che devono tornare, altrimenti lui ci mette un attimo a fare la valigia. Ne sanno qualcosa proprio a Bolzano dove “il tedesco” si è impuntato rifiutandosi di avvallare un provvedimento assicurativo per i medici che a molti era parsa una marchetta elettorale.

Il suo nome compare pure in un libro su ‘ndrangheta e politica: “La politica regionale premeva in negativo sul Direttore Generale dell’Azienda sanitaria di Crotone – si legge ne La Società Sparente – Thomas Schael, un ingegnere tedesco chiamato per equilibrare i conti ma visto di traverso per la sua dichiarata resistenza alle clientele e all’illegalità”. Stessi problemi riscontrati in un incarico a Napoli dove scoprì doppie fatturazioni e altre robe del genere: “Thomas meglio se vieni via, lì ti fanno fuori” gli consigliò un amico. E non si riferiva a un siluramento.

È durato poco anche nell’ultima missione, quella di subcommissario per il piano di rientro della Calabria. Un’altra porta sbattuta, stavolta nientemeno che in faccia alla ministra grillina Giulia Grillo, che lo aveva nominato. Quando poche settimane fa ne comunicò le dimissioni, non diede spiegazioni. Passano un po’ di giorni e ci pensa lui a spiegare quell’addio: “A tre mesi dall’approvazione del decreto – scrive in un twett – ospedali in Calabria al collasso. Licenziati tutti i commissari con il rischio che in piena estate manchino farmaci e medici”. Parole che fanno a pugni con quelle trionfanti della ministra il giorno della conversione del decreto: “È un giorno bellissimo per la sanità italiana. Riportiamo il diritto alla salute in Calabria”.

In predicato per sostituire Moirano al vertice della Azienda unica della Sardegna, “il tedesco” non è salpato per l’isola: un incarico troppo breve e poi, forse, anche quel compito di smontare il sistema costruito dal manager ligure, ha fatto il resto. Cosa farà la giunta di Alberto Cirio, cui spetta formalmente la nomina del direttore, in vista della fine dell’incarico di Bono lo si capirà già alla ripresa dell’attività dopo le ferie. Schael è un nome che ricorre nei ragionamenti dell’assessore, il suo gradimento da parte del centrodestra non guasta affatto e l’essersi messo contro alla ministra grillina, di questi tempi, agli occhi della Lega potrebbe essere una medaglia, senza, tuttavia, commettere l’errore di appiccicargli un’etichetta politica. Lui è il tedesco dei conti, tuttalpiù per chi lo teme o mal lo sopporta, “il crucco”.

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